Tsunami Tour – un comico Vi seppellirà: la recensione

E’ passato solo poco più di un mese dalle elezioni politiche italiane, forse le più controverse della storia, nelle quali si è affermata una nuova forza popolare, quella del Movimento 5 Stelle, guidata dal comico genovese Beppe Grillo, che con la sua campagna elettorale ha letteralmente investito il paese ed i vecchi partiti che lo credevano un semplice rappresentante dell’antipolitica. Un’antipolitica che però dà voce al primo partito italiano. Attualmente la situazione politica è sull’orlo di un precipizio ed anche il M5S sembra avere qualche difficoltà all’interno del vecchio sistema. In molti si chiedono quanto tempo resisterà prima di cadere, e quanto a lungo rimarrà Beppe Grillo sulla scena politica. Ma c’è una cosa che sicuramente resterà nella storia: la sua campagna elettorale, lo Tsunami Tour. Una campagna elettorale come non se ne vedevano da tempo, a cui la gente non era più abituata e che sfugge ad ogni definizione, una mezza via tra politica e spettacolo, proprio come Beppe Grillo.

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C’era quindi da aspettarselo che ben presto sarebbe arrivato nelle sale un film che documentasse questa novità, ed infatti è arrivato, anche se forse troppo presto. Lo tsunami che ha investito l’Italia passa dalla campagna 2.0 del web alle piazze, e dalle piazze alle sale cinematografiche, con il documentario “Tsunami Tour – un comico vi seppellirà”. Un instant-movie inedito, che ci racconta il lungo viaggio attraverso l’Italia del comico e dei suoi tre amici/picari, come li ha definiti il regista Francesco Raganato. Ideato dai giornalisti di Agorà Chiara Burtulo e Gianluca Santoro, “Tsunami Tour” ci racconta con una prospettiva abbastanza inedita e con immagini esclusive il viaggio on the road durato 40 giorni e che ha toccato 87 piazze, dal nord al sud dell’Italia, mostrandoci luci ed ombre, proposte e contraddizioni, emozioni e dubbi del Movimento che è riuscito a scalare nel giro di pochi anni le vette della politica.

Gli autori del film, intuendo la potenza comunicativa e politica del fenomeno grillino, hanno deciso di pedinarne il leader dall’inizio della sua campagna elettorale fino alla fine, letteralmente: seguendolo fin dalle più piccole piazze, gli autori hanno fatto in modo che Grillo si abituasse alla loro presenza. La macchina da presa di Alessandro Cartosio entra in punta di piedi nel camper di Beppe Grillo che si concede senza sbattere la porta come di solito fa con i giornalisti italiani, in un’intervista nella quale si racconta in modo ironico ed anche un po’ stremato, parlando dell’Italia, della sua infanzia, dell’atteggiamento della stampa nei suoi confronti, della nascita del movimento. Lo vediamo nei suoi momenti d’intimità quando si rilassa con un cappuccino e con un bacio di dama e quando scherza su come debba essere girato lo zucchero nel caffè. Lo vediamo nelle sue riunioni private, mentre si racconta alla stampa estera, sui palchi delle piazze da Matera a Siena, nelle ovazioni ma anche nelle contestazioni e nei dissensi col pubblico, al quale lui non si è mai sottratto. Lo vediamo come uomo politico e come uomo di spettacolo, col suo canovaccio da recitare sul palco e con la sua felicità di essere acclamato a Genova, la sua città. E’ questo quello che salta agli occhi in modo più evidente, l’essenzialità di un Grillo stanco ma comunque sempre affaccendato nella missione di portare il cambiamento.

Anche dal punto di vista stilistico il documentario assume una connotazione istrionica: grazie ad una regia agile e ritmata, il film si muove tra l’essere un instant-movie ed un road-movie, complici le musiche di Santi Pulvirenti, dalle sonorità classiche dei film western, proprio a sottolineare il carattere di sfida della cavalcata grillina alla conquista del paese, il duello tra la vecchia e la nuova politica. Il film poi è diviso in atti che rappresentano le varie tappe del viaggio di Grillo, mostrato dai titoli di giornali che prendono fuoco, ancora un rimando al mondo del western, e lo svolazzare dei quotidiani sul tetto di una casa romana, appesi come panni al sole: una stampa umiliata ed inutile, che va solo bruciata.

Nel film c’è inoltre anche la scelta di mostrare in apparizioni sporadiche giornalisti come De Bortoli, Gumpel e Freccero nell’atto di osservare il fenomeno Grillo dall’interno di una piccola televisione vintage poggiata su di uno sgabello, come a sottolineare ancora di più la dissacrazione dei vecchi mass-media, uno dei cavalli di battaglia di Grillo.

Ma questi interventi di analisi non bastano a scavare a fondo nel fenomeno. “Il nostro non è un film inchiesta” - ha dichiarato l’autore Gianluca Santoro – “quanto più una fotografia di un fenomeno che valeva la pena di osservare da vicino”. E questo si evince molto bene guardando il film. Sicuramente non era un’impresa facile, a pochissima distanza dalle elezioni, mostrare e raccontare colui che ha in pugno le sorti dell’Italia. C’è sempre il costante rischio di camminare in bilico tra semplice osservazione ed agiografia, realizzando un ritratto filtrato del personaggio. Nel susseguirsi delle immagini si delinea un film forse troppo instant, senza analisi del fenomeno, senza risposte alle domande che in questo preciso momento tutti si stanno ponendo. Se magari il film fosse uscito più in là nel tempo sarebbe stato sicuramente un film-fotografia prezioso di un evento storico preciso, ma nella situazione attuale rischia di essere considerato solamente un resoconto sterile dei fatti, in un momento politico che necessita di risposte.

Ma questa caratteristica può anche tramutarsi in un pregio: quello di essere un film senza nessun pregiudizio, né positivo, né negativo, senza voce narrante a parte quella di Grillo e della piazza, dove gli autori fotografano un leader, per capire una rivoluzione che neanche lo stesso vincitore in fondo si aspettava. “Guarda se uno così deve cambiare la storia dell’Italia” dice ad un certo punto Grillo rivolgendosi alla sua statuina presa a San Gregorio Armeno.

Tsunami Tour – un comico vi seppelliràè un documento importante, che lascerà traccia di qualcosa di rivoluzionario che è accaduto nel nostro paese e che all’estero c’invidiano. Un film forse unico, che mostra una politica che ormai non c’è più, una politica che ai grandi mancava e che i giovani non avevano mai conosciuto, quella in cui un leader si mette in gioco, si espone ed instaura un contatto unico con la gente, senza filtri: un Grillo così, quello dei piccoli palchi di paese, forse non lo vedremo mai più, spontaneo e senza scorta. Ma questo film rimarrà un’istantanea fedele di un periodo storico che il nostro paese sta vivendo e che a prescindere da come si evolverà, può essere considerato come un momento chiave di una rivoluzione.

 

 

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Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

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