Sono Un Pirata, Sono Un Signore: la recensione

Dopo il successo di Ci sta un francese, un inglese e un napoletano e La valigia sul letto, Edoardo Tartaglia torna a dirigere, recitare e produrre un nuovo film Sono Un Pirata, Sono Un Signore, in uscita nelle sale il 18 aprile distribuito da AI Entertainment in collaborazione con Rai Cinema.

Adattamento di una storia vera, il film è una commedia “garbata”, così come l’ha definita lo stesso produttore Alessandro Tartaglia, che affronta con piacevole ironia, anche grazie al tocco dei protagonisti partenopei, un tema di grande attualità, la moderna pirateria.

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Quattro italiani si trovano al largo delle coste africane ognuno per motivi diversi: un professore universitario e la sua assistente, impegnati in un progetto di ricerca della Facoltà di Biologia Marina dell’Università di Milano; un marittimo napoletano imbarcato su una nave mercantile; una parrucchiera, anche lei partenopea, assunta per curare personalmente il look di una eccentrica e ricchissima nobildonna in vacanza nella classica crociera di fine anno. Casualmente riuniti su di una stessa barca, vengono improvvisamente sequestrati da un gruppo di pirati, diventando, in maniera imprevista ed imprevedibile, i protagonisti di una vicenda di rilevanza internazionale.

Il film è stato girato a Cuba, dove pare che lo staff artistico si sia molto divertito, ma è ambientato sulle coste africane dove, in seguito ad un bizzarro incontro, i quattro protagonisti si ritrovano ad essere vittime del rapimento di moderni pirati. I personaggi sono reali e credibili: due ricercatori biologi marini, Giulio e Mirella, interpretati da Francesco Pannofino e Giorgia Surina, la parrucchiera Stefania, interpretata da Veronica Mazza, ed il marinaio Catullo, interpretato dallo stesso regista Eduardo Tartaglia. I quattro vengono trasportati dai rapitori in vari nascondigli, tra grotte suggestive, verdi foreste e spiagge bianche, mostrando uno dei veri pregi del film, i meravigliosi scenari naturali. Nel trascorrere e nel condividere la disavventura, i quattro sequestrati si ritroveranno ad aprirsi e confidarsi, divisi tra la paura per i rapitori e lo stupore per gli scenari che gli si presentano davanti.

Pannofino appare quasi imbarazzato nei panni del biologo marino ma la sua interpretazione resta comunque degna di nota, mentre Giorgia Surina risulta inaspettatamente sorprendente. Per il resto del cast, da Maurizio Mattioli a Veronica Mazza passando per Ernesto Mahieux, sono da notare le splendide interpretazioni molto sentite e coinvolgenti da cui, nel caso della Mazza, traspare l’impronta teatrale.

La commedia riesce bene nel suo intento, quello di trattare l’argomento pirateria ma senza cavalcare l’onda dell’attualità, come ha spiegato lo stesso regista; in oltre le protagoniste femminili mettono bene in evidenza la solidarietà e la complicità femminile, troppo spesso dimenticata e tralasciata per dare spazio all’ormai logoro concetto di competizione. Nel complesso la commedia è godibile e non è mai volgare, con un lieto fine che non guasta mai e che a suo modo si rivela inaspettato. Ancora una volta un buon esempio di sana commedia italiana, da apprezzare anche perché girata con budget limitato e che rappresenta lo sforzo dei piccoli produttori di apportare qualcosa di nuovo al cinema italiano.

Scritto da: Martina Caramia

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