Effetti Collaterali – Side Effects: la recensione

Con un inizio apparentemente rassicurante, una musica quasi da carillon, Effetti collaterali ti fa mettere comodo per raccontarti una storia che ha tutti i presupposti della cronaca nera, una storia che si snoda passo passo, con calma e con un ritmo sussurrato ed agghiacciante, nella quale il regista Steven Soderbergh vuole accompagnarti fino all’epilogo, suscitando interesse e domande, senza però farti perdere la calma.

La pellicola sembra dividersi a metà tra le vite incrociate di Emily Taylor (Rooney Mara) e il suo medico psichiatra Jonathan Banks (Jude Law). Per la prima parte del film seguiamo letteralmente tutti i passi di Emily, le sue angosce, i suoi sospiri, le sue frasi mozzicate, il suo sguardo nel vuoto ed il suo affidarsi alle cure del dottor Banks, un inglese di nascita, che lascia il proprio paese per un altro, dove decisamente si è più inclini all’uso di psicofarmaci. Il dottore, affascinante e comprensivo risentirà, nella seconda parte del film, del peso delle sue azioni e di quelle della fragile Emily, che lo porterà in bilico tra il successo ed il baratro.

Emily conosce Martin (Channing Tatum) e viene sedotta dalla sua ricchezza e dal suo fascino: insieme vivono una vita edulcorata e suntuosa, fino all’improvviso arresto di lui per insider trading, avvenimento che costringe Emily a tornare ad un passato di solitudine e sacrifici. Le cose non migliorano dopo la scarcerazione del marito ed Emily, trovatasi a chiedere aiuto al dottor Banks, inizia una cura di psicofarmaci antidepressivi, con effetti collaterali fatali per i resoconti delle loro vite, e che, uniti ad una instabilità mentale, la condurranno a commettere un gesto estremo come l’omicidio. A complicare le cose c’è la presenza della sua precedente psichiatra, la dottoressa Victoria Siebert (Catherine Zeta-Jones), intenta a sabotare il lavoro del dottor Banks, spinta da motivi tutt’altro che professionali.

Seguendo i personaggi da vicino si ha l’impressione di conoscere già il loro destino, non a caso la fine risulta quasi scontata e la si scopre strada facendo, se non fosse per qualche piccolo dettaglio che sfugge alla comprensione generale. Questo particolare, unito ad una sceneggiatura brillante ed equilibrata, riesce a catturare lo spettatore. Effetti collaterali è uno di quei film che necessitano di una seconda visione, per rivivere più intensamente la psicologia dei personaggi.

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Bellezza del film è la resa dell’intensità dell’essere umano scovata nella debolezza dei personaggi, grazie a delle riprese assolutamente lineari ed immersive, che ci fanno conoscere il personaggio e le sue emozioni in modo intenso ma senza invadere lo spazio sacro della loro psiche. Come di fronte ad un acquario, lo spettatore sta ad osservare una danza silenziosa e non volendo mettere fine allo spettacolo, s’incanta. Questo per la fedeltà delle location ai personaggi, una New York d’élite, dove ogni spazio ed ogni circostanza sono descrittive, racchiudendo il personaggio come ad ovattarlo. Anche se piuttosto prevedibile come contenuto, è un thriller non invasivo, dove tutto è raccontato in maniera sublime. Nonostante la collaborazione dello sceneggiatore Scott Z. Burns con il dottor Sasha Bardey, il film ci risparmia una noiosa disquisizione scientifica sul fenomeno dell’abuso di psicofarmaci, regalandoci il piacere delle immagini, delle sensazioni e della spontaneità degli eventi.

Sorpassata la fase depressione post-traumatica di ciascun personaggio, il film è una corsa alla salvezza della propria reputazione: ogni personaggio è un giocatore che si muove a favore delle proprie ragioni. A fronte dell’eccezionalità del racconto c’è il talento degli attori: Jude Law, emblematico, cinico e determinato, con la sua ambiguità morale riflette la bipolarità della pellicola, mentre Roodey Mara, sensuale ed enigmatica, ti incolla allo schermo per le movenze magnetiche, rendendo la depressione una condizione quasi affascinante.

Dietro l’apparente disimpegnato attacco all’industria farmacologica americana che bombarda la popolazione con spot semplici ed immediati, c’è al centro del film l’uomo e la sua vulnerabilità. L’insicurezza e la fragilità del passato che più di ogni altro aiuto chimico, determina il destino fatale degli eventi. C’è chi sentendosi responsabile, è vittima allo stesso tempo, ed è costretto a decidere tra verità ed occulto. Tutto sommato Effetti collaterali lascia l’amaro in bocca per la riflessione che scaturisce, quella su quanto l’uomo si giustifichi per essere vulnerabile e pericoloso solo per avere come via di salvezza un semplice rimedio come un farmaco. Soderbergh riesce magistralmente a raccontare tutto questo senza entrare nel merito delle parti, proponendo una storia hitchockiana, dove i personaggi ci mostrano quanto ciò che vediamo in realtà non è come sembra.

Scritto da: Nunzia Pallante

 

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