Iron Man 3, la recensione

C’è un film che ti fa venire voglia di riguardare in una sola notte tutti i cinecomic usciti fin’ora. C’è un film che ti fa amare la fisica, la meccanica e la matematica. C’è un film che è comedy, action e drama tutto insieme. C’è un film in cui la scena dopo i titoli di coda è la più bella scena mai vista dopo i titoli di coda. C’è un film spettacolare e quel film è Iron Man 3. E non deve certo stupire che sia il film più atteso dell’anno.

Tranquilli: la recensione per ora non contiene spoiler, ma preparatevi a leggere ancora molto su Iron Man 3 perché continueremo a parlarne dopo l’uscita nelle sale ( tra l’altro in Italia il 24 aprile, prima che negli Stati Uniti, dove il film uscirà solo il 3 maggio).

Che The Avengers avesse alzato di molto gli standart per i cinecomic si era capito. Cosa avrebbe potuto avere di più Iron Man 3 di così grandioso e spettacolare rispetto al crossover che ha regalato alla Marvel (e Disney) il primato di film con l’incasso più alto di tutti i tempi? Ma se pensiamo che in realtà è stato proprio il primo Iron Man, nel 2008, a dare il via all’attuale avventura cinematografica dei Marvel Studios, allora forse dobbiamo pensare che il personaggio del genio, miliardario, playboy, filantropo, Tony Stark riservi più di qualche sorpresa. E così è. Davvero. In fondo non sono stati né Thor né Capitan America e né Hulk a volare attraverso un portale per liberare il mondo dagli alieni.

Sembrava che con tutti gli spoiler, i teaser, i trailer e le anticipazioni di ogni genere, si sapesse già cosa aspettarsi da Iron Man 3. E invece no, visto che si esce dal film completamente scioccati e consci del fatto di essere stati presi in giro da una furba e studiata operazione di depistaggio cinematografico.

Iron Man 3 vede il nostro eroe Tony Stark combattere contro un nemico senza limiti. Con le spalle al muro, il nostro supereroe preferito dovrà sopravvivere senza i dispositivi da lui creati, fidandosi solo del proprio ingegno ed istinto. Mentre trova tutte le forze per reagire, Stark trova la risposta alla domanda che lo ha sempre segretamente perseguitato: è l’uomo che fa l’armatura o è l’armatura che fa l’uomo?

Ok sembra familiare. L’eroe in crisi esistenziale fa molto Batman di Nolan e c’è il rischio di sprofondare nel “già visto”. Ma Iron Man 3 affronta la crisi profonda del supereroe in perfetto stile Tony Stark: prendendola non troppo seriamente, con sarcasmo ed umorismo. In seguito agli eventi accaduti a New York, dove ha scoperto di non essere il solo supereroe, Tony è ossessionato dalle sue armature e soffre di frequenti attacchi di panico. Questo naturalmente si riversa nel suo relazionarsi con gli altri, in primis con la sua fidanzata Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) e col suo amico James “Rhodey” Rhodes (Don Cheadle), che nel frattempo si diverte a fare il supereroe diventando Iron Patriot, il paladino degli Stati Uniti. Quindi sebbene il mondo conosca ed ami Tony Stark (divertentissimi sono i siparietti tra lui ed i suoi ammiratori, bambini ed adulti) lui deve ancora guarire dalle sue ferite profonde ed imparare a capire dove finisce lron Man e dove inizia lui.

Nel frattempo una nuova minaccia terroristica sembra prepararsi a distruggere l’America: il Mandarino, interpretato da uno strabiliante Ben Kingsley, icona del male apparso per la prima volta nel 1968, nella collana “The Invincible Iron Man”. Stavolta il villain non è il solito terrorista squilibrato, ma una minaccia, simbolo dei giochi di potere, da paragonare in modo inquietante a precisi modelli attuali. Un cattivo che avrà nel film dei risvolti davvero incredibili ed inaspettati, che forse faranno storcere il naso a qualche purista del fumetto. In più si unisce anche un’altra storyline, sebbene apparsa più recentemente: quella che vede lo scienziato Aldrich Killian, interpretato da Guy Pearce impegnato nella sperimentazione sul potenziamento biologico degli esseri umani, aiutato dalla biologa Maya Hansen, dal volto di Rebecca Hall.

Tanta carne al fuoco in un film densissimo di avvenimenti ma mai noioso o complicato da capire: opera dello sceneggiatore e regista Shane Black e del co-sceneggiatore Drew Pearce, che riuniscono azione, umorismo, emozione e sentimento spesso anche in una sola scena. Tralasciando per un attimo la figura centripeta di Tony Stark, il film regala anche una riflessione profonda ed attenta sulla società di oggi, sulla risoluzione delle minacce ad opera delle stesse persone che le hanno messe in atto, sui governi burattini nelle mani di pochi uomini potenti nell’ombra, senza mai però assumere un tono paternalistico, ma sempre mettendo tutto al servizio della storia.

Perché è comunque sempre Tony Stark la star, il catalizzatore di ogni scena. Ma in modo diverso rispetto ai precedenti film. Non aspettatevi strabilianti vestizioni sotto le note metal degli AC/DC (grande assenti in questo film, che lo rende orfano di una colonna sonora d’impatto ai livelli degli altri cinecomic): ciò che colpisce di Iron Man 3 è la sua attenzione ai dettagli dell’animo del protagonista e del suo rapporto con la sua identità di supereroe. Certo, gli effetti speciali sono grandiosi, ma non focalizzano l’attenzione su di essi: la sequenza delle 42 armature, il salvataggio dei passeggeri dell’Air Force One, la distruzione della Villa a Malibù sono spettacolari, come fra l’altro s’intravedeva già dal trailer. Il 3D non è fastidioso, ed è funzionale, come al solito: alcune scene sono strabilianti, come le ricostruzioni ideogrammatiche tipiche di Tony Stark, altre sarebbero andate bene tranquillamente in 2D.

La regia di Shane Black è di azione pura, ma in stile molto classico, dove si dà importanza agli effetti speciali, ma ci si concentra più sulla loro funzione nella storia. Tony deve essenzialmente capire come riprendersi la sua vita senza l’aiuto dell’armatura: lo vediamo metà scoperto e metà coperto dai pezzi singoli della nuova Mark 42, che rendono ben visibile l’uomo dietro la maschera e che vogliono sottolineare questo suo conflitto interiore, questo amore-odio nei confronti della sua corazza di ferro. Con i vari pezzi Tony ci gioca, li distrugge, ci litiga ed arriva anche ad utilizzarli come sostituti di se stesso. Non per altro i momenti più divertenti del film sono legati al malfunzionamento ed ai difetti dell’armatura. Tutti conflitti che si evolvono in un finale che mai ti aspetteresti e che risulta essere quello più giusto. Forse non quello che avresti preferito, ma sicuramente quello più giusto, che chiude un terzo capitolo, ma non una conclusione.

Una riflessione sulla scena dopo i titoli di coda: assolutamente da non perdere perché è una delle scene dopo i titoli di coda più divertenti ed inaspettate mai realizzate, il chè è tutto dire visto che nel passato dei Marvel Studios ce ne sono un bel po’ di davvero notevoli. Per ciò che riguarda il cameo di Stan Lee, senza fare spoiler si può dire che ce ne sono stati di migliori.

Iron Man 3 è sicuramente il cinecomic più maturo e completo, dal ritmo più serrato, con molta azione, molto sentimento, molto humor e con notevolissimi colpi di scena. E se volete una risposta alla domanda esistenziale se sia l’uomo che fa l’armatura o è l’armatura che fa l’uomo, in questo film finalmente l’avrete. Potranno togliergli anche tutti i suoi giocattoli e le sue distrazioni: ma Tony Stark è Iron Man.

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Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

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