World War Z, la recensione

Come ho spesso avuto modo di dire in alcune discussioni con amici o conoscenti appassionati di cinema, non sono un fan del genere horror, non saprei dire il motivo esatto, probabilmente perché sono impressionabile come un bimbo di tre anni; ma se c’è un sottogenere horror che invece adoro e guardo in ogni salsa e lo “Zombie movie” o anche “Z movie”.
Per questo sentivo l’esigenza di un film di genere, che desse nuova linfa a questo filone, dato che a mio avviso l’ultimo buon film che trattava questo argomento è stato “Zombieland” di Ruben Fleischer. I miei desideri si sono avverati grazie a World War Z, film del 2013 diretto da Marc Forster ispirato al romanzo omonimo di Max Brooks (figlio di Mel Brooks).

World War Z

Il film si discosta parecchio dal romanzo, dato che quest’ultimo ha una struttura quasi epistolare e si sviluppa in un asse temporale di dieci anni, ma comunque il regista è riuscito a confezionare un ottimo lavoro. In questo film Gerry Lane (Brad Pitt) è un ex investigatore dell’ONU che insieme alla famiglia, dopo essere fuggito al contagio di Philadelfia, riesce a mettersi in salvo ma viene mandato in missione alla ricerca di una cura. 

Già dall’inizio del film si nota la prima differenza con altri titoli di genere: se in questi infatti l’infezione veniva notata poco a poco, attraverso piccole stranezze che allarmavano i protagonisti, qui il regista ci catapulta al centro dell’azione, mostrandoci ciò che avverrebbe se una cosa simile dovesse accadere in una metropoli: il caos più totale.

La cosa che forse ho più apprezzato nel film è proprio la trama, se infatti in quasi tutti gli altri film i protagonisti devono sopravvivere, disinteressandosi di come tutto abbia avuto inizio e di una possibile cura, qui invece accade proprio questo con un’originalissima concezione del virus e di come potrebbe essere debellato.

La bravura degli sceneggiatori e del regista è stata quella di caratterizzare gli zombie in una maniera molto particolare, dando loro caratteristiche che li fanno diventare non più degli essere lenti e stupidi che possono essere facilmente eliminati, ma dei veri e propri mostri assassini, che si muovono come uno sciame, pronto a distruggere qualsiasi cosa sul suo cammino. Altra particolarità è quella di non mostrare esplicitamente nessuna scena “gore” tipica degli Z movies, riuscendo comunque ad infondere nello spettatore una fortissima sensazione di ansia, che tiene incollati alla poltrona per tutta la durata del film.

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Nel film troviamo una buona interpretazione di Brad Pitt, perfettamente “in character” e giustamente voluto per questo ruolo da Brooks. Il film dal punto di vista tecnico è ineccepibile, con un ottima fotografia ed una regia molto particolare con molte riprese in spazi aperti e dall’alto, ideali per rendere al meglio il concetto di “pandemia”.
Menzione speciale meritano le musiche dei Muse, ideali per calare lo spettatore nelle ambientazioni e nella frenesia della storia.

Consiglio vivamente la visione della pellicola, soprattutto agli amanti del genere, che sicuramente lo troveranno ottimo, atipico e ben strutturato.

di Matteo Pizzo

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