The Lone Ranger, la recensione

Gore Verbinski ormai è passato al western.
Dopo il divertentissimo ed originalissimo cartoon “Rango” (Oscar come miglior film d’animazione) il regista ci regala un’ altra avventura ambientata nel selvaggio West con protagonista, guarda un po’, Johnny Depp.

Quando vidi il primo teaser trailer del film in cui veniva inquadrato Tonto (Depp) il mio primo pensiero fu “Jack Sparrow ha cambiato trucco”…. Non ho sbagliato al 100%, ma partiamo dalla trama.

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Il film tratto da un fumetto statunitense narra le origini e la prima avventura del “Lone Ranger” (Armie Hammer), figura mascherata ed eroica, accompagnato dall’indiano Tonto. Il ranger, parafrasando il suo complice indiano “è stato dall’altra parte, quindi non può essere ucciso” e ciò lo rende una specie di archetipo di supereroe; in questa pellicola in particolare i due eroi dovranno catturare il fuorilegge Burt Cavendish, folle pluriomicida e portarlo dinanzi alla giustizia,  ma il vero nemico che dovranno affrontare sarà un altro, ben più potente.

All’inizio della recensione ho citato il personaggio di Johnny Depp della saga “Pirati dei Caraibi” e l’inizio di questo film ricorda molto la prima pellicola di questa serie, in particolar modo Tonto, nelle movenze, nelle espressioni facciali e nei dialoghi rimanda tantissimo al pirata amato da milioni di ragazzine in tutto il mondo; anche il rapporto tra il ranger e l’indiano sembra il rapporto tra Sparrow e Will Turner (Orlando Bloom). Ho però detto precedentemente di essermi in parte sbagliato a fare questa considerazione, questo perché se all’inizio del film si respira un’ambientazione magica, con demoni, predizioni e spiriti indiani, ad un certo punto il film ha una svolta tematica molto amara, se ci si ferma a pensare. Il vero antagonista di questo film non è il Wendigo, non sono le maledizioni, il vero nemico del vecchio West è il progresso, rappresentato dalla “strada ferrata” (la ferrovia), che lascia alle spalle uomini a cavallo mascherati e fuorilegge, dirigendosi verso un futuro non necessariamente più luminoso. Questo tema era già stato sviluppato dal regista nella sua precedente opera e, se mi consentite un rimando “nerd”, da Leo Ortolani ne “Il Signore Dei Ratti”.

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Questa svolta narrativa produce un forte cambiamento nella psicologia dei personaggi, trasformandoli e rendendoli più profondi, in particolar modo Tonto, che se all’inizio poteva sembrare un Jack Sparrow Comanche, ad un certo punto acquista un interessante spessore psicologico, che ci fa comprendere i suoi comportamenti, soprattutto alla luce di ciò che viene fuori ad un certo punto del film.
L’opera tratta un tema discretamente pesante in maniera leggera, riuscendo ad intrattenere in maniera egregia grazie ad una sceneggiatura briosa e divertente, che fa passare piacevolmente quelle due ore abbondanti di durata.

La regia di quest’opera rispecchia la sceneggiatura, briosa, divertente e bella a vedersi, con movimenti di macchina ottimi nei punti giusti ed effetti speciali ben realizzati. Così come la regia, anche la fotografia fa un ottimo lavoro, regalandoci delle ambientazioni molto luminose e colorate che ci ricordano che stiamo guardando un cinecomic ambientato nell’ “Old Wild West.
Piccola nota di merito per le musiche di Hans Zimmer, che durante tutta la scena finale ci fa ascoltare la classica “carica” di vecchi western, dando al film un piccolo tocco di classe
Passando al cast, l’interpretazione che spicca è ovviamente quella di Depp, anche se il resto degli attori fa bene il suo lavoro dando interpretazioni convincenti dei personaggi.

Consiglio questa pellicola a chiunque voglia vedere un film di puro intrattenimento, senza avere pretese troppo grandi, o abbia semplicemente bisogno di vedere il bene che, una volta tanto, vince sul male.

di Matteo Pizzo

 

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