Wolverine: L’Immortale, la recensione

“L’eternità può essere una maledizione, un uomo può non avere più nulla per cui vivere”.

Queste sono le parole che l’ormai vecchio e gravemente malato Yashida rivolge in una scena chiave del film a Logan, all’uomo, o per meglio dire l’X-Men, che più di mezzo secolo prima lo aveva salvato dalla bomba atomica a Nagasaki, quando era solo un giovane soldato giapponese terrorizzato dalla morte e non ancora il patriarca della famiglia a capo della più potente società nel paese del sol levante.

Siamo quindi ai giorni nostri, Logan/Wolverine (Hugh Jackman) dopo la morte della sua amata Jean Grey (Famke Janssen), avvenuta in X-Men Conflitto Finale di Brett Ratner, affronta la solitudine della sua immortalità, perso nei sensi di colpa e nella disperazione del veder morire tutti quelli che ama. Nonostante la sua decisione di “appendere al chiodo” la divisa da X-Men e scomparire, i suoi piani vengono ostacolati dall’enigmatica e intrigante Yukio (Rila Fukushima) che lo convince a recarsi con lei in Giappone per dire addio al morente Yashida (Hiroyuki Sanada/ Haruhiko Yamanouchi) il cui ultimo desiderio è ringraziare il suo salvatore…
Da qui inizia una nuova avventura per Wolverine che dovrà scontrarsi con il clan della Yakuza per proteggere la cosa più preziosa per il suo vecchio amico: la nipote Mariko (Tao Okamoto); sarà aiutato da Harada, il Silver Samurai (Will Yun Lee) capo del clan ninja a servizio della famiglia Yashida, o diverranno nemici?
Ma i veri problemi per l’uomo dagli artigli di adamantio saranno causati dalla tanto affascinante quanto letale dottoressa Viper (Svetlana Khodchenkova) che gli mostrerà cosa vuol dire essere mortali.

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Wolverine: L’immortale, diretto da James Mangold, è basato sulla miniserie di Wolverine scritta da Chris Claremont e illustrata da Frank Miller; questo secondo spin-off della serie sugli X-Men, dopo X-Men Le Origini: Wolverine, cerca di offrire agli spettatori un ritratto più dettagliato e si potrebbe dire definitivo del mutante interpretato da Jackman che è ormai alla sua sesta performance nei panni di Logan sul grande schermo. Un notevole passo qualitativo in avanti rispetto al precedente capitolo diretto da Gavin Hood; questo sequel è un film di ricercata introspezione con una regia che utilizza più volte le pratiche cinematografiche del sogno e del flashback scavando nella vera natura del protagonista, mostrandone i tormenti e il dolore.

Per la prima volta vediamo un Logan vulnerabile, e Mangold cerca nelle svariate scene d’azione di cogliere per mezzo della tecnica dello slow-motion la sofferenza che indebolisce il non più invincibile Wolverine. A questo proposito è importante sottolineare come l’aspetto introspettivo del film (infatti a volte dà quasi l’idea di essere “un film silenzioso”) si alterna con lunghe sequenze d’azione ben coreografate, come la particolare sequenza sul tetto del treno.

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Di sicuro ha avuto molto peso nella riuscita di questo cinecomic l’ambientazione giapponese, l’aver catapultato Wolverine in una dimensione imperniata su regole decisamente ataviche e a lui del tutto antitetiche. La fotografia che avrebbe potuto giocare di più con i panorami offerti dall’affascinante location è stata accompagnata dalle musiche di Marco Beltrami che incorniciano bene l’intera pellicola.

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Da questo “percorso cinematografico solitario” in cui si è imbarcato Logan/Wolverine/Jackman non ne è scaturita una piena soddisfazione dagli amanti del genere (per il capitolo Le Origini), ma ora finalmente il personaggio ci ha mostrato di più, ci ha permesso di capirlo di più, sappiamo chi è e facendo affidamento su quello che lui stesso afferma: “ciò che mi hanno fatto, ciò che sono non si può cambiare”, noi speriamo (e i pochi minuti dopo i titoli di coda ce lo confermano e quindi restate incollati alle poltroncine del cinema!) di rivederlo presto, e magari con quella tuta da X-Men che da un po’ aveva abbandonato.

 

Wolverine: l’Immortale, il film diretto da James Mangold con Hugh Jackman, Hiroyuki Sanada, Tao Okamoto, Rila Fukushima, Will Yun Lee e Famke Janssen, uscirà nelle sale italiane Giovedì 25 Luglio 2013 distribuito dalla 20th Century Fox.

 

 

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Silvia Piccoli

Studentessa in Scienze della Comunicazione con una grande passione per il cinema, si occupa dell'amministrazione di TheVoiceOver.it ed in particolare gestisce le sezioni Film (Clip e Featurette), Movie Trivia e Premi/Festival.

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