RESOCONTO DELLA CONFERENZA STAMPA DI BLING RING A ROMA CON OSPITE SOFIA COPPOLA

Martedì 17 Settembre si è tenuta a Roma presso La Casa del Cinema in Villa Borghese, la conferenza stampa organizzata per l’uscita in Italia di Bling Ring con ospite la regista Sofia Coppola.

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TheVoiceOver ha partecipato all’evento che ha avuto inizio con una breve introduzione, nella quale è stato annunciato che la Lucky Red distribuirà la pellicola in 300 copie. In seguito la Coppola ha risposto a molteplici domande:

Gli eventi del film sono tra il 2008 e il 2009, all’inizio dell’esplosione della grande crisi economica, è cambiato qualcosa in quel panorama sociale? È peggiorato o è migliorato quello delle celebrity e della scena di questi ragazzi?

Per quanto ne so io almeno da quella che è stata la mia osservazione di quel mondo il fascino quasi l’ossessione per il mondo delle star, il successo per i reality show televisivi, non fa che crescere anche rispetto al 2008 quindi non credo che la crisi economica abbia avuto un grosso impatto su questo, e per quanto mi riguarda mi sembra che questo fenomeno stia crescendo. Ero molto interessata ad analizzare attraverso il film questo aspetto della nostra cultura proprio perché mi sembra che stia toccando degli estremi veramente notevoli.

Nel suo film quello che mi ha colpito è la totale assenza dei genitori, una crisi di valori incredibile, ma è davvero così?

La storia che ho voluto raccontare nel film parla anche di questo, vedete che per i ragazzi pare che le famiglie non siano assolutamente di sostegno e forse la cosa che accomuna questo gruppo di ragazzini è proprio questo. Io non volevo con questo fare una generalizzazione della gioventù e degli adolescenti americani. Sicuramente quelli raccontati nel film sono in quella situazione, hanno dei genitori assenti, poi ci sono ugualmente altri adolescenti che hanno delle famiglie che li sostengono che gli trasmettono altri valori.

Da “Il giardino delle Vergini Suicide” che è stato il suo primo film a questo film, sempre degli adolescenti, due situazione completamente diverse, cosa è cambiato oltre alla famiglia, alla società, agli anni? Sono due estremi oppure rappresentano delle epoche?

Sicuramente le protagoniste del “Il Giardino delle Vergini Suicide” erano delle ragazzine innocenti, mentre i ragazzi che dipingiamo qui non lo sono affatto. Sicuramente si tratta di due epoche molto diverse. Il mio interesse con questo film era raccontare proprio cosa sta succedendo in questa società contemporanea, in questa cultura pop, quindi si tratta di due epoche diverse, di adolescenti in situazioni temporali totalmente differenti.

Abbiamo delle ragazze innocenti nel Giardino delle Vergini Suicide e poi abbiamo dei ragazzi molto meno innocenti in questo film. Secondo Sofia Coppola dove possono arrivare i ragazzi nel prossimo eventuale film o nel prossimo futuro, i ragazzi del domani?

In realtà sono anche io molto curiosa di questa cosa perché come forse sapete sono mamma di due figlie e quindi sicuramente mi interessa sapere quello che poi succederà, per esempio se questa cultura pop che vediamo in questo film continuerà a crescere nei prossimi anni, oppure ci sarà una reazione e si cambierà pagina e si tornerà a qualcos’altro. Sinceramente sono molto curiosa anche io di saperlo.

Per me questa storia aveva anche un che di fantascientifico perché vedere dei ragazzini che sono cresciuti, che crescono cosi, che seguono questo tipo di cultura, sicuramente per me è stato sorprendente però so anche che ce ne sono degli altri che crescono in un’altra maniera.

Mi chiedevo cosa ne pensasse di questa tendenza degli ultimi anni, sono diversi ormai i film che parlano di questa generazione in decadenza morale e pensavo anche al film di sua nipote Gia Coppola che è stato anche presentato adesso a Venezia. Volevo sapere se lei ha compreso l’origine di questa crisi e se c’è una soluzione o una speranza di cambiamento.

Sicuramente per quanto riguarda il disagio dei giovani, la loro a volte mancanza di valori è un qualcosa di cui si parla sempre in tutte le generazioni; è un tema sicuramente che non sono la prima a toccare. Questa storia però voleva parlare soprattutto degli estremi di questi comportamenti, di questa ossessione per le celebrità, di questa ansia di condividere tutto con tutti in tempo reale, di questa ossessione che in questo momento rappresenta purtroppo una parte importante di quella che è la nostra cultura americana. Io volevo appunto dare uno sguardo a questo e vedere quale sarebbe stata poi la reazione del pubblico a quello che in questo momento sta succedendo.

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Ho letto che lei ha introdotto i ragazzi protagonisti del film nelle case di amici, vorrei sapere se è vero o falso.

Si è vero perché prima dell’inizio delle riprese abbiamo fatto in modo che questi ragazzi passassero tanto tempo insieme per fare in modo che si sviluppasse quest’idea di gruppo, questo affiatamento fra amici, quindi abbiamo fatto diverse cose insieme fra cui quella di farli introdurre in case di altre persone per mettere loro stessi in quella situazione, cercare di fargli capire cosa si può provare, cosa si può sentire nell’infilarsi di nascosto in una casa (Era la casa di un amico quindi non era proprio all’insaputa, ha accettato di prestarsi a questo gioco).

Che collaborazione c’è stata con le celebrità presenti nel film? Si sentono vagamente responsabili?

Non abbiamo avuto contatti o rapporti con nessuna delle celebrità che quell’estate sono state vittime di questi furti, tranne Paris Hilton che ha collaborato un po’ per il film, quindi io ho voluto raccontare questa storia proprio dal punto di vista dei ragazzi, mantenendo io stessa lo stesso distacco da queste star che hanno i ragazzi. Non abbiamo avuto nessun contatto con loro.

Lei ha posto nel film Angelina Jolie come Role Model, ha avuto delle reazioni, dei commenti?

Non che io sappia.

Siccome tutto ciò che vediamo nel film è esportato nel resto del mondo, la mania del reality è arrivata anche da noi in Europa, vi sentite responsabili, vi pesa come nazione? e cosa sta facendo l’America a livello istituzionale per arginare il problema? Voi iniettate questi virus in tutto il mondo e dopo vent’anni una volta aver fatto danno globale ci ripensate o almeno noi la viviamo cosi.

Questo è uno dei motivi che mi ha spinto a realizzare questo film, quando sono venuta a sapere di questi fatti realmente accaduti, per dare uno sguardo obiettivo al nostro paese a quello che stava succedendo nella nostra cultura, per fare in modo che tutti ne prendessero consapevolezza. Di cosa stiano facendo le istituzioni non ne ho idea, però diciamo che almeno questo è un primo passo.

Una curiosità: noi in Italia siamo blindatissimi, ma è così facile entrare nelle case in America?

Credo sia proprio una cosa tipica di Los Angeles, quei quartieri sono come comunità felici per cui chi vive lì dentro si sente in qualche modo protetto da non aver bisogno di sistemi di sicurezza. Credo faccia parte di questo atteggiamento un po’ rilassato, “cool” che hanno in California, non ci pensano, per esempio a New York è assolutamente diverso.

E adesso hanno cambiato atteggiamento dopo questi avvenimenti?

 Almeno Paris Hilton non lascia più la chiave sotto lo stoino!

Non mi sono mai sentito coinvolto da un punto di vista emotivo con le vicende di questi ragazzi, forse perché è un argomento che sento lontanissimo, però volevo capire se è voluto proprio per creare una sorta di distacco con persone di quell’età, magari ossessionate come loro da quel tipo di mondo, di cultura pop?

Un po’ le due cose: volevo che il pubblico seguisse la loro storia, quello che fanno ma che avesse anche un certo distacco emotivo e non sviluppasse un senso di intimità, anche perché stesso tra di loro questi ragazzi non hanno una grande intimità, l’unica cosa che li lega è questa passione, questa ossessione per gli oggetti di proprietà delle star.

Dove ha studiato il mondo degli adolescenti? Dove li ha osservati, che modelli ha preso?

Ho parlato moltissimo con la giornalista Nancy Jo Sales che aveva pubblicato l’articolo e poi il libro che raccontava questa storia, poi c’è la figlia di una mia carissima amica che è un’adolescente e mi ha aiutato per quanto riguarda i dialoghi e lo slang, il modo che hanno i ragazzi di parlare che sicuramente non è come il nostro, poi ho letto tutte le trascrizioni delle interviste e della polizia ed ho anche incontrato in maniera non approfondita alcuni dei protagonisti di questa storia, e quindi in questa maniera mi sono informata.

 Come mai ha cambiato i nomi dei protagonisti nonostante siano delle persone reali?

Innanzitutto per alcune questioni legali, e poi anche se il film è ispirato a fatti realmente accaduti io volevo raccontare un film non un documentario e quindi in questa maniera, cambiando i nomi, ho potuto mantenere una certa libertà anche nel raccontare la storia.

Quale è stato il suo rapporto con i marchi che si vedono nel film, che sono al centro dell’attenzione, come ha lavorato in produzione sotto questo aspetto?

Volevamo essere molto autentici nel raccontare questa storia e quindi la presenza dei veri prodotti della vicenda avrebbe aiutato e così ce li hanno dati in prestito, non abbiamo ricevuto denaro per questo product placement, anche perché spesso questi prodotti non sono messi in una luce ottima quindi sicuramente è stato un po’ un do ut des.

Lei parla sempre dei protagonisti come ragazzini, ma il ragazzo è andato in una prigione normale quindi non erano poi così giovani. Si è posta il problema quando ha realizzato questo film che la cultura pop di fatto sorbe qualsiasi versione di questi fatti e fa di questi trasgressori delle celebrità, e che magari con questo film ne faceva quasi degli eroi?

Innanzitutto per me un sedicenne è un ragazzino, un adolescente non un adulto. Sicuramente mi sono posta questo problema, all’inizio ho mostrato il lato divertente ma sicuramente ho cercato di evitare di trasformarli in idoli, in eroi. E questo è un altro dei motivi per cui ho cambiato i nomi, proprio per evitare che traessero vantaggio da questo film, che venissero trasformati in eroi.

In questa banda il ragazzo sembra essere soltanto di passaggio, ci è finito perché cercava dei consensi. Questa sembra essere una banda tutta al femminile, ispirata da donne e portata avanti da donne. Il ragazzo è una figura secondaria?

Si, sicuramente era una banda al femminile però io ho voluto raccontare la storia proprio dal suo punto di vista perché era quello a cui potevo sentirmi forse più vicina, è quello che viene tirato dentro dalla leader di questa banda ed è quello che ci capita per caso perché cambia scuola. Sicuramente le vere leader sono le ragazze. E poi era piuttosto insolito che ci fosse questo gruppo che si intrufolava nelle case formato solo da ragazze.

Ho letto che lei vive a Parigi, non so se sia vero, volevo sapere se vivere in Europa le dà il giusto distacco per poi criticare la società americana. Poi ho letto di un suo particolare rito scaramantico all’inizio delle riprese volevo sapere se fosse vero.

Si vivo tra New York e Parigi e c’è stato un periodo in cui ho vissuto parecchio tempo a Parigi e quando sono tornata ho trovato questa cultura pop che era esplosa con tutti i suoi estremi. Quindi anche se inconsapevolmente, quando sono tornata certe cose le ho viste in maniera più oggettiva, il non viverci immersa per alcuni anni un po’ di distacco me l’ha dato.

Per quanto riguarda il rito scaramantico è una qualcosa che risale a mio padre, che si faceva in famiglia, riuniamo la troupe e diciamo delle cose, è un  qualcosa che ormai ho ereditato.

Lei ha detto che non vuole creare idoli però in fondo una delle protagoniste trae vantaggio da questa esperienza, quindi non crede che proprio i ragazzi, gli adolescenti, possano guardare diversamente il film, non in occhio critico?

Io comunque credo che il punto di vista del film sia chiarissimo, che noi non vogliamo trasformarli in celebrità, il finale è da film dell’orrore, è vero che lei dice “ho il mio website” ma di sottofondo c’è una musica horror, io credo di aver espresso chiaramente il mio punto di vista, credo di aver posto la dedita attenzione nel non celebrare i protagonisti.

I veri protagonisti lo hanno visto? Che reazione hanno avuto?

Il ragazzo lo ha visto e ha detto che dal suo punto di vista il racconto ricalcava la sua storia.

Visto che lei è una regista che viaggia, ha avuto la possibilità di conoscere l’Italia, l’Europa. Lei crede che questo fenomeno adolescenziale riguardi solo l’America?

Non ho un’esperienza così diretta con la cultura francese ma so che il fenomeno si sta diffondendo un po’ ovunque; per esempio la figlia di nostri cari amici a Parigi ha un po’ la stessa ossessione per i marchi per i prodotti delle celebrità. Credo che ormai con internet e la globalizzazione questo fenomeno abbia una portata mondiale, certo io posso conoscere la forza, l’impatto e gli estremi che ha raggiunto degli Stati Uniti e non so se qua è arrivato a questo punto.

Una curiosità: delle due sorelle coinvolte, una viene presa e l’altra no e la prima non denuncia l’altra. Perché? Perché non vuole cedere un po’ di fama e pubblicità?

Sinceramente non lo so, alla pubblicità non ci avevo pensato! E’ quello che è successo nella storia vera e poi sembrava meschino denunciare anche la sorella, sarebbe stata una bassezza.

Visto che anche lei è una celebrità, qual è il suo rapporto con la moda? Come la vive? Dopo questo film è cambiato il suo rapporto con le grandi firme?

Come forse molti di voi sanno io sono sempre stata interessata alla moda, ma il mio interesse per questo mondo non ha mai avuto a che fare con l’ossessione per possedere una borsa per il marchio o perché la possiede una star. Il mio interesse c’è sempre stato e continua ad esserci, è chiaro che dopo aver girato questo film e passato giornate circondata da tutti questi prodotti, ne ho avuto un po’ un overdose, ma già prima non ne ero una persona ossessionata, il mio rapporto con la moda è di un’altra natura.

Ha già progetti per il futuro? Magari dirigere un videoclip per la band di suo marito?

In realtà il videoclip l’ho appena fatto! E per i progetti sto prendendo una pausa per stare più tempo con i miei figli a casa.

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Bling Ring è un film di Sofia Coppola con Emma Watson, Leslie Mann, Taissa Farmiga e Erin Daniels; uscirà nelle sale italiane il Giovedì 26 Settembre 2013.
Per leggere la nostra recensione del film Clicca Qui.

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Silvia Piccoli

Studentessa in Scienze della Comunicazione con una grande passione per il cinema, si occupa dell'amministrazione di TheVoiceOver.it ed in particolare gestisce le sezioni Film (Clip e Featurette), Movie Trivia e Premi/Festival.

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