Gravity di Alfonso Cuarón, la recensione

Non si può  vivere nello Spazio

Questa è la frase conclusiva di un innumerevole elenco iniziale, che mette nero su bianco di quanto lo spazio sia un luogo pericoloso e ben poco adatto alla vita umana. Assenza di ossigeno, pressione elevata e temperature decisamente troppo gelide, il tutto avvolto nella totale assenza di gravità, rendono il piccolo essere umano impaurito e indifeso nelle vaste lande spaziali.

Di questo parere, condito anche da un sottile astio per la situazione in generale, sembra esser anche la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), un’esperta ingegnere biomedico che si ritrova ad affrontare per la prima volta una missione nello spazio con solo 6 mesi di addestramento alle spalle. Di tutt’altro giudizio è invece l’astronauta veterano Matt Kowalsky (George Clooney) che si muove con naturalezza allietando i presenti con storie di vita vissuta e divertenti aneddoti, esattamente come farebbe un perfetto padrone di casa.

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Ma questa piccola gita fuori porta viene bruscamente interrotta e un’imprevedibile catena di eventi  fa si che i nostri eroi siano investiti da una terribile tempesta di detriti. L’impatto è devastante, distrugge la loro stazione e li lascia a vagare nello spazio con l’ unico disperato obiettivo di sopravvivere e trovare, quindi, una modo per tornare sulla Terra.

Gravity è un autentico elogio alla perdita di ogni singola certezza, dove  l’istinto di sopravvivenza vacilla di fronte alla consapevolezza che l’uomo, nonostante le sue capacità e il suo genio, è una creatura debole e inerme in un luogo, come lo spazio, dove anche il riuscire a camminare eretti è una dura conquista.  Si contano con ansia febbrile i minuti in cui la dottoressa Stone continua a vorticare su sé stessa incapace di avere controllo sui suoi stessi movimenti, dove l’ansia dell’astronauta cattura anche lo spettatore, trascinandolo nel suo vorticare scoordinato con l’ossigeno che cala sempre più velocemente per l’iperventilazione.

E mentre qualsiasi convinzione crolla, si fa sempre più urgente il desiderio di riconquistare le proprie radici perdute, di  ritornare a casa, sul nostro piccolo pianeta blu che è proprio lì di fronte a noi, a 600 chilometri  di distanza o poco più, ma che il destino sembra volere mostrare senza però offrire i mezzi per raggiungerlo. Ma è qui che finalmente l’ingegno umano fa capolino, pronto a rischiare il tutto per tutto pur di riappropriarsi delle sue origini, disvelando al suo stesso portatore, capacità che sino a quel momento credeva di non aver mai posseduto.

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Degna di nota è la recitazione di Sandra Bullock, il cui personaggio da piccola donna succube degli eventi, diviene artefice del suo stesso destino, superando le sue paure e riuscendo persino in ciò che sulla terra sembrava una prova impossibile: pilotare un Harlock.
George Clooney ha invece un ruolo comprimario ben diverso, tenta di sdrammatizzare la gravità degli eventi e sarà sempre con un tono pacato e tranquillo che dichiarerà la superiorità dello spazio di fronte ai tentativi vani degli uomini di controllarlo.
Una scena che particolarmente emoziona è vedere la Bullock, spogliatasi dei suoi abiti spaziali, raccogliersi simulando l’immagine di un feto e fluttuare all’interno della stazione orbitante, dimenticando per un momento la tragicità degli eventi appena accaduti.

Oltre a un’attenta analisi sulla ricerca di sé stessi, Gravity offre allo spettatore, grazie a suggestivi effetti speciali, la possibilità di vivere lui stesso nello spazio. E’ doveroso segnalare infatti che ad eccezione dei volti dei due attori protagonisti, tutto il resto è stato sapientemente ricreato a computer con una doviziosa  fedeltà nei particolari. Non sono necessarie infatti gli inviti di Matt Kowalsky  ad ammirare la bellezza del globo terrestre, poiché  fin dalla prima scena lo spettatore ne è catturato magneticamente.

Qualche piccola libertà creativa c’è stata riguardo alle zone della Terra che di tanto intanto possiamo ammirare durante la visione: il Messico, patria del regista Alfonso Cuarón, l’Italia, luogo in cui abitano i suoi figli, e il Galles.

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Gravity è un viaggio nello spazio, senza il brivido dell’esplorazione intergalattica, ma con la consapevolezza che questo luogo vive ancora nella sua forma più pura e selvaggia. 

Gravity, diretto da Alfonso Cuarón, con Sandra Bullock e George Clooney è al cinema da oggi, 3 Ottobre 2013.

di Ottavia Tonsi

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