Ender’s Game, la recensione

Un coraggioso genio bambino addestrato a diventare l’ultimo salvatore della Terra: ecco il protagonista di Ender’s Game, l’attesissimo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo sci-fi di Orson Scott Card, datato 1985.

Dopo essere sopravvissuti ad un devastante attacco sferrato da una razza aliena dalle sembianze di insetti, i Formics, e salvati dal sacrificio di un capitano che vive nella leggenda, gli abitanti della Terra si preparano da anni a respingere un nuovo assalto, educando come guerrieri un’intera generazione di piccoli geni. Dopo un’attenta selezione, i ragazzini più promettenti ed intelligenti del pianeta approdano alla Scuola di Guerra, una stazione orbitante nello spazio, dove si contendono la possibilità di diventare comandanti della Flotta Internazionale. Con l’aiuto di sofisticatissimi simulatori elettronici e di rigorosi giochi mentali, l’addestramento procede in un clima di estrema difficoltà e competizione. Ender Wiggins (Asa Butterfield), un brillante quanto enigmatico dodicenne, unendo intelligenza, empatia ed abilità strategica riesce a distinguersi nella Sala di Battaglia, un campo di gioco senza gravità dove, grazie a giochi di laser tag, viene testata l’abilità strategica e fisica di ciascun ragazzo. Proprio per queste sue doti Ender è oggetto di continue gelosie da parte dei suoi compagni, gelosie fomentate dal direttore della Scuola, il Colonello Graff (Harrison Ford), che lo isolerà deliberatamente dagli altri per perfezionare le sue doti individuali e renderlo un leader. Ma Ender, nonostante sia costantemente scisso tra il desiderio di violenza tipico del fratello maggiore Peter e la bontà della sorella minore Valentine, riuscirà a costruire una propria coalizione di amici coi quali distinguersi ed elevarsi al Comando della Scuola, situato su di un pianeta lontano, usato in passato dai Formics come scalo intermedio per l’invasione della Terra. Sotto l’occhio attento di Mazer Rackham (Ben Kingsley), Ender inizierà così a guidare delle vere e proprie simulazioni di guerra contro le forze nemiche. Certi che ormai manchi poco ad un nuovo attacco alieno, i Generali sono convinti di avere solo poche settimane per fare di questo dodicenne l’ultimo comandante nella guerra per la sopravvivenza del pianeta. Così Ender, messo alle strette, verrà assalito dai dubbi: è questa la strategia giusta per ottenere la pace? La guerra contro un potenziale aggressore che non ha alcuna intenzione di attaccare è lecita? Cosa significa davvero essere un leader? Pur di combattere un nemico è giusto disumanizzare se stessi e la propria identità? Ciò che è diverso, alieno e repellente non può essere degno di compressione e compassione?

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Sono queste e molte altre ancora le domande esistenziali, cosmiche ed imperiture che Ender’s Game suggerisce allo spettatore. Si tratta essenzialmente dei grandi temi della fantascienza, ovvero quelli di narrare di avventure del futuro come pretesto per parlare di riflessioni morali e politiche riferite al presente. Ma in Ender’s Game c’è anche molto altro, come la centralità del gioco nella formazione, ma soprattutto la riflessione sul fatto se sia giusto addestrare duramente dei bambini, strapparli alla loro infanzia e con cieco cinismo addossargli enormi responsabilità pur di raggiungere il bene superiore.

Il film è l’adattamento del celebre best seller “Il gioco di Ender” di Orson Scott Card, romanzo del così detto genere “Young Adult”, che nel 1985 fu tra i libri più acclamati ed apprezzati, tanto da vincere il premio Hugo ed il premio Nebula. Sono passati quasi trent’anni dall’uscita di questo romanzo, quindi la domanda sorge spontanea: perchè così tanto tempo prima di produrre un adattamento e perchè proprio ora? In primis perchè un film di questo tipo necessitava di una tecnologia degli effetti digitali (qui realizzata dalla Digital Domain, quella di James Cameron per intenderci) molto avanzata rispetto a quella degli anni ’80, che sarebbe risultata poco credibile ed insufficiente a ricreare il mondo immaginato da Card. Inoltre la trama intricata e complessa del libro, che si basa molto sulla lunga formazione militare, sui dialoghi e sui monologhi interiori di Ender, richiedeva uno sforzo di sceneggiatura immane in modo da poter bene equilibrare la storia con la sua spettacolarizzazione. Il risultato è in parte riuscito ed in parte no. Il film, incentrandosi solamente sulla lotta interiore di Ender ed escludendo le numerose sottotrame, sicuramente permette una maggiore fruizione di tutti quei temi e quelle riflessioni che la storia fa scaturire.

Ender's game

La storia si svolge quasi per intero nello spazio ed a bordo delle stazioni orbitanti/scuole di addestramento, dove la vera avventura consiste nel seguire passo passo Ender nel suo percorso di formazione, sia in relazione ai suoi compagni che attraverso l’esperienza ludica. Qui gli effetti speciali non sono un semplice contorno, ma diventano essi stessi i protagonisti, andando quasi a sostituire quelli veri, relegati quasi a semplici fruitori delle tecnologie di simulazione virtuale, che per stile, colore e caratteristiche ricordano un po’ troppo quelle già viste in Tron Legacy. Ne consegue perciò una sensazione di ripetitività visiva, dove anche se si cambia navicella spaziale, in realtà non si cambia granché come scenario. Il ritmo è lento, a tratti noioso e dal filo narrativo in molti punti poco chiaro: chi non conosce il romanzo potrebbe rimanere spiazzato dalla scelta di non rivelare, ad esempio, i motivi che portano la società ad addestrare bambini ed adolescenti per uno scontro spietato e disumano. Questi ed altri elementi non vengono approfonditi ed analizzati nella giusta prospettiva, rendendo l’adattamento frettoloso e troppo compresso, con il rischio di compromettere un’opera che nel complesso è davvero interessante. La noia s’interrompe di colpo alla fine, dove si assiste a sequenze di crescente intensità, che purtroppo nasce, cresce e muore in soli 10 minuti. In questo senso nemmeno la colonna sonora aiuta: seppur composta magistralmente da Steve Jablonsky, rimane troppo statica e costante nella sua epicità, rendendo noiosa la fruizione anche a livello sonoro. E’ come se la musica suggerisse sempre e costantemente l’imminente succedersi di una qualche gloriosa sequenza, mentre la pellicola mostra un semplice e tranquillo dialogo tra i protagonisti.

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Indubbiamente il cast è davvero stellare. Asa Butterfield è l’epicentro dell’intero film. La sua magistrale interpretazione riesce a catturare a tal punto da dimenticarsi della sensazione d’incompiutezza e di troppa condensazione della trama. Ender è un ragazzino su cui grava una pesante responsabilità ed è continuamente alla ricerca di se stesso. Butterfield è semplicemente e magnificamente perfetto nell’interpretare questo personaggio tormentato ed inquieto, buono e gentile ma a tratti inquietante, competitivo e severo con gli altri ma soprattutto con se stesso, incompreso nel suo essere stato generato con l’unico scopo di essere addestrato alla guerra, costantemente diviso tra l’indole aggressiva di suo fratello Peter e la compassione che caratterizza sua sorella Valentine, interpretata da una dolcissima Abigail Breslin, l’unica figura che guiderà Ender in tutte le sue scelte. Un ruolo davvero complesso e difficile che il giovane attore, già apprezzato in Hugo Cabret, riesce a sintetizzare anche solo con uno sguardo. Per quanto riguarda il cast dei giovani attori, è da segnalare anche la performance della giovane candidata all’Oscar per Il Grinta Hailee Steinfeld, che in questo film dà un’ulteriore prova della sua innata bravura. Tra gli adulti possiamo trovare grandi nomi, a cominciare da un Ben Kingsley perfettamente calato nel ruolo dell’eccentrico e severo Mazer Rackham, una Viola Davis compassionevole e materna, che dà il volto al Maggiore Anderson, ed infine il Colonello Graff, interpretato da un Harrison Ford sempre a suo agio nei panni di un frequentatore dello spazio.

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Ender’s Game è un film di fantascienza vecchio stile, capace di mescolare sapientemente molteplici grandi temi e riflessioni, forse un po’ a scapito dell’azione, riuscendo comunque a raccontare una storia di formazione per ragazzi, unita all’immancabile bisogno di tecnologia che tutti gli amanti del genere si aspettano di vedere. Una storia di cinica crudeltà e di grande tristezza, che mostra l’odio, l’isolamento, il rancore e la frustrazione di un bambino di fronte alle ingiustizie ed alle assurde regole dei grandi: per certi versi può essere paragonato al più recente Hunger Games, dove i bambini e gli adolescenti sono costretti ad essere violenti gli uni con gli altri pur di soddisfare le richieste di una società governata dagli adulti.

Citando il Colonello Graff: - Tu hai un dono Ender. Il mondo ha bisogno di te. Sei stato cresciuto per questo, sei l’unico che può capire il nemico e sarai tu che salverai l’umanità – Ogni bambino vuole diventare un eroe… ma è giusto obbligarlo ad esserlo?

 

Ender’s Game è un film di Gavin Hood, tratto dal libro “Il gioco di Ender” di Orson Scott Card. Con Asa Butterfield, Harrison Ford, Hailee Steinfeld, Viola Davis, Abigail Breslin e Ben Kingsley. Prodotto dalla K/O Paper Products, OddLot Entertainment e Digital Domain e distribuito dalla Eagle Pictures, sarà nelle nostre sale da mercoledì 30 Ottobre. 

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Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

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