Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug: le interviste a Orlando Bloom, Evangeline Lilly e Richard Armitage

Mancano circa due settimane alla release cinematografica de Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug e l’attesa per il sequel de Lo hobbit – Un Viaggio Inaspettato, diretto dal tre volte Premio Oscar® Peter Jackson con Luke Evans, Martin Freeman, Cate Blanchett, Evangeline Lilly, Richard Armitage, Hugo Weaving, Ian McKellen, Elijah Wood, Christopher Lee, Orlando Bloom, Ian Holm e Andy Serkis, aumenta sempre di più.

Questo secondo capitolo della nuova trilogia ambientata nella terra di mezzo, dall’adattamento del popolare capolavoro senza tempo, The Hobbit, di J.R.R. Tolkien, arriverà al cinema il prossimo Giovedì 12 Dicembre in 3D e HFR 3D.

I tre film narrano la storia ambientata nella Terra di Mezzo, 60 anni prima di “Il Signore degli Anelli” portato in scena sul grande schermo da Jackson e dal suo team, una trilogia campione d’incassi culminata con la vittoria dell’Oscar® di, “Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re”.

“Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug” è il proseguimento delle avventure del personaggio di Bilbo Baggins, in viaggio con il Mago Gandalf ed i tredici Nani, guidati da Thorin Scudodiquercia, in un’epica battaglia per la riconquista della Montagna Solitaria ed il perduto Regno dei Nani di Erebor.
Dopo essere sopravvissuti all’inizio del loro viaggio inaspettato, la Compagnia continua ad andare verso Est, incontrando lungo la strada Beorn il cambia pelle ed uno sciame di ragni giganti, nella minacciosa foresta di Mirkwood.  Dopo essere sfuggiti alla cattura da parte dei pericolosi Elfi della Foresta, i Nani arrivano a Lake-town e finalmente  alla Montagna Solitaria, dove si troveranno ad affrontare il pericolo più grande – la creatura più terrificante di ogni altra – che non solo metterà a dura prova il loro coraggio, ma anche i limiti della loro amicizia ed il senso del viaggio stesso: il Drago Smaug.

Ian McKellen riprende il ruolo di Gandalf il Grigio, con Martin Freeman nel ruolo principale di Bilbo Baggins e Richard Armitage in quello di Thorin Scudodiquercia.  Il film è composto da un cast internazionale guidato da Benedict Cumberbatch, Evangeline Lilly, Lee Pace, Luke Evans, Ken Stott, James Nesbitt e Orlando Bloom nel ruolo di Legolas.  Il film vede anche la partecipazione di (in ordine alfabetico) John Bell, Manu Bennett, Jed Brophy, Adam Brown, John Callen, Ryan Gage, Mark Hadlow, Peter Hambleton, Stephen Hunter, William Kircher, Lawrence Makoare, Sylvester McCoy, Graham McTavish, Dean O’Gorman, Mikael Persbrandt e Aidan Turner.

lo hobbit
A seguire le interviste a Orlando Bloom, Evangeline Lilly e Richard Armitage:

ORLANDO BLOOM

DOMANDA: Come hai scoperto che Legolas sarebbe tornato per i film de Lo Hobbit e in quell’occasione cosa hai pensato?

ORLANDO BLOOM:  Ero in contatto con [il regista] Peter Jackson. Ci siamo incontrati a Londra mentre era là in viaggio. Mi ha detto “Senti, avremmo in mente di far tornare ‘Leggy’. Questo è ciò che abbiamo in mente. Tu cosa ne pensi?” E io ho detto, “Certo”. Adoro il personaggio, adoro Peter Jackson e adoro la Nuova Zelanda. Quindi ho detto, “Sì, fantastico”. A livello creativo, penso che loro [Jackson e i co-sceneggiatori Fran Walsh e Philippa Boyens] amano lasciarsi aperti alla possibilità che le storie si evolvano e cambino, perciò c’era un’ampia traccia di come avrebbero potuto essere le cose. Io mi sono lasciato coinvolgere sulla fiducia, convinto che poi le cose avrebbero preso forma. E, naturalmente, avendo lavorato con Pete, Fran e Philippa, e avendo lavorato nella trilogia de Il Signore degli anelli, sapevo come avrei recitato. Pete ha lanciato la mia carriera, scegliendomi per Legolas. Adoro il personaggio e quel mondo. Non mi sono dovuto sforzare in alcun modo per rientrare nel personaggio. L’unica perplessità, che ho esposto a Pete, è stata sulla reazione dei fan nel vedere Legolas far parte di un mondo nel quale non era stato incluso nei libri di Tolkien. Ma Pete è stato molto rassicurante nella sua risposta, che è stata che naturalmente Thranduil fa parte di quel mondo. Legolas è il figlio di Thranduil e perciò combacia con la storia. Pete tiene sempre d’occhio il libro, mantenendo l’integrità di quel mondo e della storia, prendendo poi la licenza poetica per procurare, ciò che ritengo, quello che spero siano per i fan e il pubblico delle storie avvincenti e lo sviluppo dei personaggi. Quindi, a mio avviso, ha trovato un ottimo equilibrio.

DOMANDA:  Com’è stato andare in Nuova Zelanda e reindossare le orecchie e la parrucca di Legolas? Ti sei riappropriato del personaggio?

ORLANDO BLOOM:  Naturalmente, è stato meraviglioso tornare in Nuova Zelanda. È stato un ritorno in famiglia, davvero, sotto tanti punti di vista. Ho vissuto nella stessa via dove avevo vissuto quando avevo fatto le mie prime riprese. È stato straordinario. Ovviamente reindossare le orecchie, la parrucca e il costume e tutto il resto è stato fondamentale per riappropriarmi del personaggio. Ho avuto un po’ di tempo prima delle riprese per allenarmi con il tiro con l’arco, la spada, andare a cavallo, riprendere i movimenti e tutte quelle cose. Tutta questa preparazione mi ha ricordato e rinfrescato la memoria su come avevo costruito il mio personaggio  e come l’avevo approcciato durante quegli anni. È stata un’esperienza meravigliosa.

DOMANDA:  Legolas avrà delle folli scene acrobatiche in questo film come quelle nella prima trilogia?

ORLANDO BLOOM:  Sì, ha dei momenti particolarmente interessanti. Pete è bravo per queste cose. Sa quando e di che cosa ha bisogno ciascun personaggio, e penso che questo si rifletta su Leggy. È un personaggio grandioso. Arriva senza dire molto e sfodera delle mosse e affronta la situazione. È un piano semplice ma efficace.

DOMANDA:  Mi puoi dire cosa ne pensa Legolas di Thorin e della Compagnia dei Nani quando li incontra?  Nutre la stessa antipatia per i Nani che aveva nei film de Il Signore degli anelli?

ORLANDO BLOOM: Come prequel, in queste storie puoi vedere chiaramente il conflitto interraziale tra i Nani e gli Elfi, ai suoi inizi o quanto meno in parte. È lampante. Direi proprio di sì. Gli Elfi e il Regno dei Boschi, che ho sempre identificato con Legolas, sono un gruppo alquanto militante. Penso che [J.R.R.] Tolkien li descrivesse come “meno saggi e più pericolosi”, che in verità riassume ciò che sono. Quindi hanno indubbiamente una spigolosità e un temperamento peperino. Penso che, per quanto riguarda il percorso del mio personaggio in questi film, sia fantastico come si sia unito al gruppo degli elfi. Ha senso. È molto ben costruito e ragionato, da quella prospettiva. Almeno questo è il mio pensiero. Credo che funzioni e che i fan si divertiranno. Non sono uno scrittore, ma nella mia testa ha tutto senso ed è molto ben spiegato.

DOMANDA: Raccontami del rapporto tra Legolas e l’elfo guerriero Tauriel, interpretato da Evangeline Lilly, e come è stato lavorare con Evangeline?

ORLANDO BLOOM:  Tauriel è un po’ una principiante, un elfo impulsivo. Lei è ancor meno saggia e ancor più pericolosa. È un personaggio molto volenteroso. La storia del mio personaggio riprende una dinamica di padre/figlio con Thranduil; e poi Tauriel si intreccia con la sua vicenda e questo si interseca con ciò che accade quando interagiscono tutti quanti. È molto bella questa aggiunta per Legolas. Penso funzioni bene in questo prequel. Mi sono divertito a lavorare con Evangeline. Penso sia stata la scelta perfetta per Tauriel, e ha contribuito al personaggio con la sua visione e le sue idee. Credo funzioni molto bene. È un gran personaggio, quello di Tauriel, e penso che Legolas e Tauriel funzionino bene insieme. Credo sia stato una sorta di bonus aggiuntivo.

DOMANDA:  Hai fatto riferimento alla dinamica padre/figlio tra Legolas e Thranduil.  Come descriveresti il loro rapporto?

ORLANDO BLOOM:  Suo padre è un personaggio complesso ed è ovviamente un personaggio potente e ferito. C’è un interessante dinamica basata su Thranduil. Cerca di controllare, mantenere e sviluppare il potere degli Elfi del Bosco Atro, e come interagiscono con i Nani. Naturalmente vediamo quell’interazione e la complessità della dinamica. Quindi, penso che Legolas, in quella dinamica tra padre e figlio, sia il figlio che cresce e desidera andare ad unirsi alla compagnia dell’anello. Sta imparando e rendendosi conto che ci sono cose che desidera fare al di fuori dei confini familiari.

DOMANDA:  Dal momento che hai avuto il tuo debutto come Legolas, hai incontrato delle persone che ti dicono nel corso degli anni che Legolas è il loro personaggio preferito?

ORLANDO BLOOM:  Sì. È successo. È un grande personaggio. Come ho detto non mi sono dovuto sforzare in alcun modo per rientrare nel personaggio, perché amo molto interpretarlo. È ritratto meravigliosamente da Tolkien. E la visione di Pete sul personaggio e la storia è semplicemente meravigliosa. Perciò è stato fantastico.

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EVANGELINE LILLY

DOMANDA: Come sei stata coinvolta in “Lo Hobbit: La desolazione di Smaug”? Avevi letto il libro?

EVANGELINE LILLY: Sono stata in qualche modo catturata da questo progetto. Ero a letto, dopo aver avuto il mio primo bambino – proprio alla lettera – e ho ricevuto una chiamata in cui mi è stato detto, “Peter Jackson vorrebbe che tu interpretassi un elfo nel suo prossimo film sugli Hobbit. Ti dispiacerebbe sentire per telefono i suoi collaboratori e discutere l’eventualità?” La mia reazione è stata, “Caspita!” Pensavo che a quel punto della mia vita mi sarei ritirata dalle scene, stavo entrando nel momento della vita in cui ci si dedica alla maternità, e volevo cimentarmi con la scrittura. La mia attenzione si era distolta dalla recitazione. Lo Hobbit è stato il mio libro preferito quando ero un’adolescente. L’adattamento cinematografico di Peter Jackson de Il Signore degli anelli fa parte dei miei film preferiti. Inoltre ero una grande fan di J.R.R. Tolkien, la trilogia de Il Signore degli anelli e in generale di tutti i lavori di Tolkien. Quindi ho pensato “Cavolo devo farlo. Non posso dire di no, proprio non posso. Nonostante desideri dedicarmi ad altro, devo accettare questa opportunità”. Sapevo inoltre da diverse persone del settore che avevano lavorato con Peter e i suoi collaboratori che sono delle persone fantastiche. È meraviglioso lavorare con loro. Quindi ho accettato e mi hanno detto che volevano che interpretassi un elfo dei boschi. Gli elfi dei boschi sono i miei personaggi preferiti. Da bambina mi piaceva fantasticare e far finta di essere un elfo dei boschi. Non potevo dire di no. Mi è stato chiesto quando lavoravo a Lost nel corso degli anni, “Qual’è il ruolo dei tuoi sogni?” E io rispondevo “Non lo so, non ne ho uno in particolare.” Ma non sai di avere queste cose finché non ti vengono proposte. E poi ti viene da dire “Oh mio Dio, eccolo il ruolo dei miei sogni”. Non me ne ero resa conto, ma è davvero il ruolo dei miei sogni. Perciò quando il mio bambino aveva solo tre mesi, ho preso un volo per la Nuova Zelanda e ho iniziato ad allenarmi.

DOMANDA:  Hai preso un volo per la Nuova Zelanda con bebè a rimorchio?

EVANGELINE LILLY:  [Ride]  Già e lo allattavo tra una ripresa e l’altra. Avevo un costume che si allacciava come quelli medievali con i lacci davanti. Poi, una volta che toglievi quello strato, c’era l’allacciatura sulla schiena. Una volta che toglievi anche quello strato, c’era una cerniera davanti.  Rimossa quella c’era un body. Dovevo allattarlo ogni tre ore, quindi lavoravo, poi correvo in camerino dove mi aspettavano le costumiste per strapparmi tutti questi strati di dosso. Così allattavo e poi mi rimettevo tutto addosso e tornavo frettolosamente sul set. È stato molto difficile. Il tempismo non è stato perfetto, ma forse alla fine è stato giusto così perché avevo i miei pensieri talmente focalizzati sulla maternità e il bambino che ero rilassata per tutto il resto. Voglio dire, far parte di questo franchising può essere estenuante. La pressione è tanta, ma la mia attenzione era concentrata altrove ed ero molto rilassata sul set e mi sono molto divertita. Non ci ho pensato più di tanto. E, come risultato, penso di aver dato una migliore interpretazione proprio perché ero così serena. È stato fantastico. [Ride]

DOMANDA:  Il tuo personaggio, Tauriel, è un personaggio nuovo che non viene espressamente descritto nel libro. L’hai vista come un’opportunità di dare il tuo contributo al personaggio? E quali sono state le discussioni tra te e gli sceneggiatori?

EVANGELINE LILLY:  Sì.  Sono stata molto fortunata proprio perché il mio personaggio era nuovo di zecca, quindi avevo molta libertà d’interpretazione. C’era anche molta libertà da parte degli sceneggiatori di coinvolgermi e chiedermi: “Come la vedresti, come vorresti interpretarla”. Non ho mai lavorato in una situazione in cui gli sceneggiatori collaborano così tanto con un attore. Il procedimento è stato molto intimo. Sono stata invitata a casa di Philippa Boyens per sedermi a tavolino con Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens, e rivedere le pagine della sceneggiatura che andava completata con il mio contributo. E avevo facoltà di dire, “Penso che potrebbe fare così. E cosa ne pensate se facesse questo? No, sì?” È alquanto pressante la prima volta che dici a degli sceneggiatori vincitori del premio Oscar “non credo proprio”. [Ride] Pensavo “Come ho potuto? È davvero inappropriato da parte mia!” Ma questa è la dimostrazione di quanto siano umili, aperti e collaborativi, al punto che erano disposti a sentire il mio parere. Perciò penso di essere stata in grado di trasmettere molte delle mie idee e sensazioni su Tauriel nel personaggio, e questo naturalmente è un’arma a doppio taglio. Perché se il mondo ne è a conoscenza, sarà molto arrabbiato con me se il personaggio non piace. Ma sono pronta ad affrontare le masse che mi vogliono far bruciare sul rogo. [Ride]. Quindi va bene così. Penso sia divertente.

DOMANDA:  Parlami di Tauriel?  Che tipo è? Cosa ti piace di lei?

EVANGELINE LILLY:  Queste sono ottime domande complementari. Non saprei descriverla meglio se non dicendo questo: Tauriel è una donna di potere perché è a capo della Guardia si Elven, quindi è in una posizione di leadership. È una guerriera spietata, precisa e di talento. Falcia gli Orchi come se fossero fili d’erba. Ma ciò che mi piace di lei è che tutto questo in cuor mio non la rende una donna forte e un personaggio femminile dominante — perché non è una donna, lei è un elfo. [Ride] È il motivo per cui combatte — per la verità e la giustizia. E quando vedo i film in cui le donne pigliano a calci i loro avversari, la loro aggressività sembra quella di una donna che imita un uomo. Penso sia controproducente per l’auto-affermazione femminile perché non credo che le donne debbano aspirare ad essere come gli uomini. Penso che le donne debbano aspirare ad essere le più incredibili e potenti versioni di loro stesse, che io personalmente ritengo passi attraverso le virtù femminili, quali la compassione, la grazia, l’amore, la bellezza e tutto ciò che rifulge dall’anima. Quindi quando penso a Tauriel, sono sempre titubante nell’interpretare una donna che va in giro ad uccidere perché non credo in quel genere di messaggio. Ma nel film Lo Hobbit, quasi ogni singolo personaggio maschile è mosso da desideri egoisti. Tauriel è una dei pochi personaggi nel film mossa dalla giustizia e dalla verità. È questo il motivo per cui combatte; ciò che la motiva — la sua compassione per i deboli, e i sofferenti; e il suo desiderio di combattere per la giustizia e la verità- Questo è ciò che mi piace di più di lei. Se devo pensare ad altri personaggi che condividono questa sua visione, i due che mi vengono in mente sono Gandalf e Galadriel. E penso “Sono in ottima compagnia”. Loro sono due dei miei personaggi preferiti della trilogia, e sono felice di combattere sul quel fronte, non sul fronte degli egoisti. [Ride]

DOMANDA:  Quel’è la reazione di Tauriel quando incontra i Nani?  E questo come si rapporta alla reazione di Legolas e Thranduil quando li incontrano?

EVANGELINE LILLY:  Tutti gli elfi dei boschi e gli elfi Silvan odiano i Nani. Hanno una certa animosità , per via della vecchia rivalità. Ci sono state vicende di sangue tra il gruppo di Thorin e quello di Thranduli, da quando i seguaci di Thranduli hanno abbandonato il gruppo di Thorin nel momento in cui il drago aveva attaccato le loro case. Perciò c’è una grande ostilità tra questi due gruppi. Ma ciò che è meraviglioso è che Tauriel inizia a vedere — vorrei dire ‘umanità’ nei Nani dal momento che sono esseri umani e io li ritengo tali — ciò che intendo è che lei inizia a intravedere che non sono poi così diversi. Ci sono una miriade di affinità tra esseri che posseggono quella consapevolezza e presenza di spirito che consideriamo come caratteristica umana riconducibile ad avere un’anima, o raziocino, o intelligenza. Tauriel si accorge, attraverso la gioia di vivere dei Nani, oltre al loro sconsiderato abbandono, alcuni dei difetti della sua gente — il modo in cui sono iper controllati, strutturati, disciplinati. Penso che veda la vita e la bellezza, proprio nell’esuberanza dei Nani e delle loro folli abitudini. Perciò alla fine sente molta più compassione nei loro confronti rispetto a quanto provino gli elfi maschili. Adoro questa sua dote perché ritengo che la compassione sia un’emozione che posso associare alla femminilità, anche se il mondo è pieno di uomini meravigliosi, splendidi e compassionevoli. L’istinto materno spesso scatena la nostra compassione. Perciò Tauriel cambia idea sui Nani.

DOMANDA: Com’è stato unirsi a quest’allegra banda di attori in Nuova Zelanda?

EVANGELINE LILLY:  Meraviglioso. Mi piace immaginarci come una Compagnia d’attori del Commonwealth, dal momento che tutti noi veniamo da paesi del Commonwealth. L’Inghilterra, l’Irlanda, la Scozia, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada. Io ero l’unica rappresentante del Canada. Abbiamo tutti lavorato per film americani dove si beveva caffè e coca cola, in questo caso bevevamo il tè. Avevamo l’affinità dell’appartenenza che ci ha reso uniti dal principio. Io sono arrivata dopo un periodo in cui gli altri avevano girato assieme da molto tempo, quindi ero la nuova arrivata. Sarebbe stato facile sentirmi fuori dal gruppo, ma non è stato così nemmeno per un istante. Penso che in qualche modo i ragazzi abbiano avuta la sensazione del tipo “Oh mio Dio, finalmente una donna”. Quindi in un certo modo sono partita avvantaggiata, erano grati di avere una femmina sul set che sorridesse, ridacchiasse e facesse tutte le cose che fanno le ragazze. È stato meraviglioso. Per prima cosa ho lavorato con gli elfi e gli umani. A dire il vero non ho lavorato molto con i Nani. E sono stata molto fortunata perché avevo delle scene con i bambini di Bard e adoro lavorare con i bambini. È ciò che preferisco di più. Penso si davvero divertente. Mi viene da pensare “Che lavoro faccio? Ah sì gioco all’allegra famiglia”. È ciò che faccio, ed è divertente, dolce, facile e semplice, i bambini non ci pensano e non complicano le cose. Questa è stata una delle cose più belle per me, durante le riprese.

DOMANDA:  Come è stato per te lavorare con Peter Jackson?

EVANGELINE LILLY:  Peter è il tipo di regista che preferisco perché non si prende troppo sul serio. Ha una formazione nel genere horror, e i primi film li ha girati nel cortile di casa sua, è così che ha iniziato a fare cinema. E continua ad avere lo stesso approccio, grazie al cielo, non è diventato uno di quei guru del cinema che credono di fare spuntare  il sole e la luna a loro piacimento. Vuole sempre ridere. Vuole sempre fare il burlone. È molto umile e dolce. Per qualche motivo mi sento sempre in soggezione quando sono su un set. Sorprendentemente, è una mia caratteristica di cui non mi capacito. Penso sia dovuto al fatto che devo rendermi vulnerabile. Nella vita non mi sento affatto così. Ma nel momento in cui metto piede su un set, se un regista è molto, molto serioso, o duro, o puntiglioso sento che mi blocco nell’interpretare il mio personaggio. Sono alla ricerca di quella naturalezza serena e improvvisamente sparisce, non riesco a trovarla ed è una sensazione orribile — ecco non ho mai avuto quella sensazione con Peter. Mi è sempre stato d’aiuto, è davvero tranquillo, splendido. Per di più ha i migliori lobi delle orecchie del settore; potrei sfregarli tutto il giorno. Lo adoro. È stato un piacere lavorare con lui. Una vera delizia.

DOMANDA:  Stai lavorando a qualcos’altro in contemporanea al film?

EVANGELINE LILLY:  Sì.  Ho scritto un libro chiamato The Squickerwonkers, e rappresenta in qualche modo la mia piena realizzazione in questo momento della mia vita, visto che è da tanto che volevo fare la scrittrice, e finalmente il mio sogno sta diventando realtà. Questo è il mio primo libro per bambini, spero il primo di una lunga serie.

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RICHARD ARMITAGE

DOMANDA:  Com’è Thorin quando lo incontriamo in questo film, e quanto è diverso dal Thorin del primo film?

RICHARD ARMITAGE: Penso che una delle cose interessanti di Thorin nella sua impresa sia quando è presente Gandalf, e deve sottostare alla sua autorità. Thorin ha sempre capito che è Gandalf a condurre. Perciò Thorin nel secondo film, quando Gandalf è assente dai Nani, ha finalmente il controllo della situazione. Ma sfortunatamente, sembrano affrontare maggiori difficoltà. Penso che farsi incarcerare nel Regno dei Boschi dagli Elfi, sia il punto più basso che potevano toccare nell’impresa. Sono privati di ciò che possiedono, di tutte le loro armi e la speranza è perduta. Questo è il fulcro del secondo film per quanto riguarda lo sviluppo del personaggio. Penso che questo sia il momento in cui Thorin si rende conto che Bilbo non è solo uno degli uomini nell’impresa. Ma sarà invece determinate nel recuperare l’Archepietra. Quindi è questo ciò che fondamentalmente vediamo accadere  a Thorin in questo arco narrativo, che rappresenta un tassello nell’affermazione del suo successo.

DOMANDA:  Sulla base di queste premesse, in questo film, Thorin, pone il suo sguardo sulla Montagna Solitaria, la perduta terra natia. Che effetto ha su di lui?

RICHARD ARMITAGE: È così interessante perché è un continuo e complicato tira e molla, di cui ero a conoscenza dal principio, e capire come interpretarlo è stata una grande sfida. L’impresa è il motivo che lo spinge a proseguire. La mappa e la chiave sono i catalizzatori che lo spronano, la promessa del suo Regno, del suo trono, che è molto personale, e la promessa di reclamare tutta la ricchezza per il suo popolo, anche questo è molto personale. Ma al tempo stesso, il terrore e il demone che risiede all’interno della Montagna lo respinge al punto da starne lontano, tanto quanto ne è attratto. È molto complicato, è un momento di forte emotività per loro.

DOMANDA:  Hai detto che quando avevi iniziato ad interpretare questo ruolo, la fiducia che aveva Peter Jackson nei tuoi confronti ti ha aiutato a trovare il leader che c’è in te, per interpretare Thorin. Come ha giocato questo fattore, nel proseguire questo viaggio?

RICHARD ARMITAGE:  Penso dipenda in parte dal trovare il mio amore per il personaggio, perché in principio non lo amavo particolarmente. Spesso non mi trovavo in accordo con il suo modo di essere, ero in contrasto, ma cercavo di difenderlo. Ma penso di aver trovato quel suo tratto che me l’ha fatto amare, come la lealtà verso i suoi uomini e il fatto che sarebbe pronto a morire per loro. E poi, tornerei al momento in cui raggiungono la Montagna Solitaria, e lui guarda in faccia i suoi compagni d’avventura, i Nani — è un momento fantastico. Ho trovato un altra sfaccettatura di Thorin in quell’occasione, sopraffatta dall’esperienza. Anziché essere tronfio dal trionfo ottenuto, era come se dicesse “l’abbiamo fatto insieme”. Quindi questa è stata la mia motivazione nel film.

DOMANDA:  Mi puoi raccontare degli elfi che catturano Thorin e la Compagnia nella foresta del Bosco Atro? Come si sente Thorin nei confronti degli elfi?

RICHARD ARMITAGE: È il peggior incubo di Thorin. Intendo, i Nani e gli Elfi in generale hanno avuto un passato alquanto antagonistico. Sono stati in guerra, ma questa è una questione personale. Quando sono stati annichiliti e obbligati a lasciare la Montagna per andare in esilio, Thorin ha alzato lo sguardo in maniera supplice verso Thranduil, quasi chiedendogli aiuto. E Thranduil ha voltato le spalle su tutti loro e ha negato qualsiasi asilo, obbligandoli a vagare nella Terra di Mezzo come vagabondi, per rifarsi una vita sulle Montagne Blu. Non penso sia qualcosa che sia stato in grado di dimenticare. Perciò essere catturato da loro, portato al cospetto di Thranduil, e rinchiuso in prigione, quello è il momento in cui penso che Thorin tocchi il punto più basso della sua carriera. Ma prima di essere rinchiuso esprime i suoi sentimenti a Thranduil. Gli dice “Questo è ciò che hai fatto al mio popolo. Questo è il motivo per cui c’è antagonismo tra noi e il motivo per cui non ti perdonerò mai”. Quindi, in qualche modo c’è una certa soddisfazione nel poter dire quelle cose, ma nonostante tutto, Thranduil li fermerà e non potranno fare il viaggio quando li rinchiuderà nei sotterranei — dove i prigionieri scopriranno accidentalmente che le serrature sono state ideate e costruite da Nani, e sanno quindi che non riusciranno ad uscire.

DOMANDA: Tu e il resto del cast e della troupe avete girato delle scene di pick-up in Nuova Zelanda. Come è stato rimettersi addosso gli stivali pesanti e riunirsi ai ragazzi?

RICHARD ARMITAGE: Meraviglioso a dire il vero. Ho rimesso piede in quei luoghi prima che iniziassimo le riprese di pick-up ed è stato come non essere mai andati via. Mi ero preparato. Sapevo che mi sarei reimmerso nel personaggio ma ci sono voluti un paio di giorni per ritrovare il personaggio. Ero con un piede dentro e un piede fuori per un’intera giornata di riprese, poi l’ho ritrovato. Ma penso che tutti siano tornati con un senso di soddisfazione per quanto avevamo fatto con il primo film. Tornare ai momenti di pick-up ha comportato ritrovare quanti più dettagli possibili per i personaggi, definendo quella storia e affilando la lama per il secondo film.

DOMANDA:  Come è stato lavorare di nuovo con Peter, l’esperienza è stata uguale o diversa?

RICHARD ARMITAGE:  È stata diversa. Penso che tra noi sia accresciuto il senso di fiducia. C’è sempre stato, ma credo che sia molto più evidente quando riprendi a girare con qualcuno. Lavorava in maniera ancor più meticolosa. Abbiamo avuto molte più scorciatoie per arrivare alle cose perché capivo perfettamente cosa voleva, senza che ci fosse bisogno che me lo chiedesse. Talvolta questa cosa ti coglie di sorpresa. Rientravo la sera immaginandomi come sarebbe stata la scena all’indomani, e la mattina dopo Peter mi diceva esattamente ciò che mi ero immaginato. Mi dicevo “siamo davvero sulla stessa lunghezza d’onda”. Quindi quella è stata una cosa meravigliosa. E nelle ultime due settimane di riprese eravamo io e Peter a lavorare insieme. Ci siamo spinti al limite e siamo riusciti ad andare fino in fondo arrivando all’ultima settimana insieme. Tutto quello che posso dire è che il nostro rapporto è basato sulla fiducia.

DOMANDA: Alcuni personaggi appariranno per la prima volta nel secondo film, come Legolas, Tauriel, Thranduil e Beorn. Mi puoi raccontare di come è stato lavorare con Orlando Bloom, Evangeline Lilly, Lee Pace e Mikael Persbrandt?

RICHARD ARMITAGE:  Purtroppo l’unico personaggio con cui non ho avuto modo di lavorare è stato quello di Evangeline, anche se a un certo punto siamo nella stessa scena e tra noi c’è uno scambio di sguardi. Ma mi sono molto divertito a lavorare con Mikael, Lee e Orlando. Avevo una scena incredibile con Lee, che mi ha dato gran soddisfazione interpretare, perché come dicevo prima, è l’occasione di sentire i Nani che rivendicano ciò che gli spetta e non è frequente sentirli in questi termini. Anche con Orlando c’è stata una scena pazzesca dove prende Orcrist da Thorin e crede che Thorin l’abbia rubata dagli Elfi perché Orcrist è una lama elfica.

DOMANDA: Dall’uscita in sala di Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato, la tua vita è cambiata in qualche modo? Le persone ti avvicinano per parlare del tuo personaggio?

RICHARD ARMITAGE:  Le persone non ti riconoscono subito. Ma c’è stata un’occasione particolare. Stavamo promuovendo l’uscita del film in DVD in Australia. Ho risposto ad alcune domande del pubblico in un cinema ed ho avuto un’ottima ricezione. Ho davvero sentito l’entusiasmo per i film, ma anche per il mio personaggio. Una delle domande migliori è stata, “Chi è stato l’amore della vita di Thorin?” che era una cosa a cui avevo pensato. Le persone investono non solo nel personaggio e nella storia, ma anche nel passato e nel futuro di quel personaggio. È qualcosa che ti sprona a porti altre domande quando sviluppi il personaggio. Quindi sono tornata alle riprese di pick-up pensando a tutte quelle domande che il pubblico si pone sul personaggio, dove sono io a dare voce a quegli interrogativi.

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Silvia Piccoli

Studentessa in Scienze della Comunicazione con una grande passione per il cinema, si occupa dell'amministrazione di TheVoiceOver.it ed in particolare gestisce le sezioni Film (Clip e Featurette), Movie Trivia e Premi/Festival.

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