Come il vento, la recensione

Perché vento sono stata

Le prime sequenze che scorrono  sono tra i corridoi di un carcere, dove il silenzio è scosso solamente dai cigolii dei passi sulle scale metalliche, dalle serrature che scattano o dal vento che scorre tra le sbarre delle finestre e il vento si sa, non lascia immune dal cambiamento ciò che incontra. Il vento di questo film si chiama Armida.

Armida Miserere (Taranto, 31 maggio 1956-Sulmona, 19 aprile 2003) fu una delle prime donne direttrici di carcere. Iniziò la sua carriera a 28 anni nel carcere di Parma, e per vent’anni, ricoprì l’incarico di direttore  carcerario in varie città italiane: Voghera, luogo di detenzione delle terroriste “irriducibili”, Pianosa, tra boss mafiosi, l’Ucciardone a Palermo, poi Torino, Ascoli Piceno, Spoleto, Lodi, San Vittore a Milano, e infine Sulmona.  Il suo è un incarico sempre in prima linea, sotto il fuoco più feroce, sia amico che nemico.

Mentre  dirige il carcere di Lodi, Umberto (Filippo Timi), il suo compagno, intraprende i primi esperimenti teatrali con i detenuti e nonostante l’ambiente sia aspro, la loro relazione sboccia e fiorisce, superando  insieme le difficoltà che giornalmente li accompagnano. Il ruolo di Umberto lo porta a instaurare dei rapporti molto stretti con i detenuti e tale amicizia verrà pagata a caro prezzo, quello della sua stessa vita, poiché verrà ucciso proprio mentre si sta recando al lavoro. Ormai sola, Armida, non ha più nulla da perdere e vota quindi  tutta sé stessa nell’eccellere nel suo lavoro, passando da carcere a carcere, lasciandovi sempre la sua ineguagliabile impronta di moralità e fermezza.

come il vento

La carica emotiva del personaggio pesa tutta sulle spalle di Valeria Golino, che riesce a far trasparire, da un lato, la caparbietà di Armida nell’applicare senza sconti le dure leggi del carcere e dall’ altro il dolore lacerante che si porta dentro e che non accenna ad abbandonarla in alcun istante, nemmeno nei rari momenti di festa con gli amici, dove sotto il sorriso, nasconde una brama di amore e affetto insanabile.

A scortare Valeria Golino nella prima parte del film , troviamo Filippo Timi nel ruolo di Umberto, compagno affettuoso e integerrimo quanto Armida, ma che riesce trasmettere affetto e calore anche tra le fredde sbarre del carcere.

Degno di nota è anche il ruolo di Riccardo (Francesco Scianna), un amico e collega di Armida, che la accompagna con le sue parole e le corse mattutine durante tutti i suoi spostamenti nelle carceri italiane, consapevole del dolore che la affligge e dal quale non riesce ad allontanarsi.

come il vento

Ad accompagnare la recitazione densa di carica emotiva è senza dubbio la fotografia, con le sue luci e  le molte ombre, dove anche i colori più brillanti tipici delle sfilate religiose, appaiono sbiaditi e carichi di oscurità, poiché non vi è più nessun via di salvezza per Armida e per i suoi sentimenti.

come il vento

Un film dolorosamente di nicchia, la cui visione però è consigliata senza ombra di dubbio, per conoscere  la storia di un personaggio emblematico nel campo delle carceri, tema sempre più ricorrente nel dibattito attuale.  Perché Armida è proprio come il vento, la sua presenza permane anche quando di questo non vi è più traccia.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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