David O.Russell presenta American Hustle a Roma: ecco il resoconto della conferenza stampa

Da un regista spassoso e divertente, originale e mai banale, sincero e schietto come David O. Russel non ci si poteva certo aspettare una conferenza stampa noiosa e stereotipata. L’11 Dicembre infatti il lanciatissimo regista dei pluripremiati The Fighter e Il lato positivo è arrivato a Roma per promuovere il suo ultimo film, American Hustle – L’apparenza inganna, che sarà nelle sale italiane il 1 Gennaio 2014. La pellicola, appena candidata a sette Golden Globe, è, secondo i pronostici, lanciatissima nella corsa agli Oscar 2014, seguendo così la scia del successo dei due precedenti lavori del regista, che hanno portato Christian Bale e Jennifer Lawrence a vincere l’ambita statuetta. American Hustle – L’apparenza inganna, terzo film di un’ideale trilogia che comprende i già citati The Fighter e Il lato Positivo, rilegge in chiave umoristica la famosa Operazione Abscam, che vide negli anni ’70 l’arresto per corruzione di alcuni membri del Congresso Americano. Nel film l’operazione viene condotta da un agente dell’FBI un pò sopra le righe, interpretato da Bradley Cooper, con l’aiuto di un truffatore e della sua amante, rispettivamente Christian Bale e Amy Adams. Del cast, vero punto di forza del film, fanno parte anche Jeremy Renner, nel ruolo di un sindaco italoamericano, e Jennifer Lawrence, che interpreta la moglie eccentrica ed imprevedibile del protagonista Christian Bale. Tutti grandi attori per grandi ruoli: perchè ciò che più desidera O. Russel è creare personaggi indelebili, degni degli attori che li interpretano. Questo e molto altro è venuto fuori da quest’incontro tutt’altro che scontato tra la stampa italiana e il regista americano, che rilassato e divertito, disponibile ed entusiasta, ha mostrato anche un suo lato inedito, soffermandosi sulla sua passione per la musica per quasi venti minuti, commuovendosi ricordando il regista Sidney Pollack e raccontando anche della sua vita privata, dal figlio affetto da bipolarismo ai problemi personali che hanno rallentato la sua carriera, fino ai motivi della sua rinascita professionale. Per la prima volta in Italia in veste ufficiale, esordisce con un “sono molto felice di essere qui a Roma”. D’altronde i nonni erano calabresi ed è forse per questo che chiama vicino a sé l’interprete, sia per evitare di creare un’atmosfera troppo austera, “da Nazioni Unite” per dirla con le sue stesse parole, e sia per interrompere la traduttrice di tanto in tanto, così da farsi spiegare come ha reso in italiano una determinata espressione. Ma ecco riportate le interessanti parole del regista durante la conferenza stampa.

Conferenza stampa american hustle

Dopo aver inserito ne Il lato positivo un’intera canzone dei Led Zeppelin, come hai lavorato con la musica in questo film?

Wow, accidenti che domanda. Prima di tutto grazie per essere tutti qui, sono molto felice di essere qui a Roma. Devo dire che la musica è diventata sempre più importante nei miei film ed è stato sempre un crescendo, un aumento progressivo. American Hustle ha più scene musicali e di ballo, credo, di qualsiasi altro dei miei film precedenti. Mi sono divertito da matti a fare i miei ultimi tre film, questo è il cinema che ho sempre voluto fare. Tutto il resto è stato preparazione a questi tre. Volevo film su persone come queste, sulla musica del loro linguaggio, la musica del loro amore, la musica del momento in cui si spezza il cuore, la musica del loro incanto. Quindi la musica per me è molto importante, talvolta scrivo inserendola nella sceneggiatura. Per esempio la scena in cui Irving (Christian Bale) e Sydney (Amy Adams) ascoltano Duke Ellington era dentro lo script. Jeep’s Blues è uno dei miei pezzi preferiti di sempre risale al momento del suo rientro sulle scene, negli anni ’50, è la versione live, in cui si sente la voce del suo sassofonista Johnny Hodges in secondo piano. E’ meravigliosa. Nel film ne ho fatto il fondamento del loro amore, ed entrambi lo conoscevano, perché Duke Ellington è morto nel 1974. Loro sentono di essere le uniche due persone a quella festa ad avere a cuore Duke Ellington, a conoscere lui e la sua musica. Duke Ellington in quella scena dice tutto, è una creazione della sua stessa eleganza. E loro due, lo stesso: scelgono vite di dignità ed eleganza. Non m’interessava realizzare un film su criminali cinici o avidi; piuttosto m’interessa capire perché vivono, chi sono, quali sono le passioni che li tengono in vita. E questo vale per The Fighter e Il lato positivo, fino a questo film: persone che fanno i conti con chi sono, con quello che diventeranno, con gli errori che hanno fatto e come si trasformeranno. Quello che m’interessa è la passione per la vita (ripetendo “passione” in italiano). Non credo che sia difficile rendere al cinema la sofferenza, il dolore. Quello che è difficile è costruire dei personaggi che siano fuori dagli schemi. Parlando dei miei film non direi mai: “ho girato un film di boxe, o una commedia”. Voglio che la storia e i personaggi stiano oltre i generi, le categorie, e cerco di fare in modo che la loro sofferenza vada di pari passo con il loro incanto, con quello che amano. Devi avere entrambe le cose, altrimenti non ce la puoi fare. Potrei parlare a lungo della musica, perché l’altra canzone che era nello script era quella di Jack Jones, I’ve Got Your Number , grazie alla quale Tony Bennett vinse un Grammy. Anche questa canzone segna la loro storia d’amore, il loro coinvolgimento, in quanto loro due sono un po’ vecchio stile. Ricordo gli anni ’70, ricordo mio padre, uomo d’affari, ricordo i suoi soci in affari: erano eleganti a modo loro, con una dignità, e questo includeva anche la loro musica. Amo le canzoni che sono sottovalutate, e mi piace usarle in un modo inconsueto. Lo stesso vale per gli attori, sempre al di là delle categorie. Per questo in The Fighter ci sono Christian Bale e Melissa Leo che cantano quella che, quando ero ragazzo, era considerata la peggiore delle canzoni dei Bee Gees, I Started A Joke. Veniva considerata melensa, spazzatura. Anni dopo mi sono detto che invece no, era una bella canzone. Sta tutto qui: non nello scegliere quella che tutti direbbero sia la canzone migliore, ma nell’usare un brano in un modo diverso, inaspettato. Questo vale, in questo film, anche per Live and Let Die di Paul McCartney, che ho sentito nel film di James Bond: non credo sia una di quelle canzoni che la gente canta per strada, ma penso che sia una delle più belle mai scritte, che sia cinematografica, magnifica. Molto spesso, nella vita, per poter ripartire devi uccidere qualcosa di te stesso. Per cambiare devi esprimere rabbia, soprattutto se sei spaventato dall’idea del cambiamento. E questa canzone combaciava esattamente con il personaggio di Jennifer Lawrence, e abbiamo creato quella scena durante la produzione per dargli ancora più forza. Io amo la musica, perdonatemi, la musica è molto importante per me. L’Electric Light Orchestra è conosciuta per un tipo di sound diverso, che chiamo “californiano”, al quale non ero interessato. Ma abbiamo scoperto un altro tipo di sound loro, precedente, che risale all’inizio degli anni ’70, molto influenzato dalla musica dei Beatles. Nel film, la loro 10538 Overture è ripetuta due volte, e ha dei richiami a I Am the Walrus dei Beatles. Jeff Lynne, fondatore della ELO e dei Traveling Wilburys, ha visto il film in un primo montaggio, dovevamo avere la sua approvazione per i diritti musicali, e gli è piaciuto così tanto al punto di offrirci dei brani, mai pubblicati, che aveva scritto negli anni ’70. Per noi è stato come vederci offrire dell’oro: ci ha dato Long Black Road, un pezzo fantastico, e un altro che si chiama Claire De Lune. Musica originale degli anni ’70, ma che nessuno aveva mai ascoltato!

Le sue ultime tre opere dimostrano uno stato di grazia personale. C’è una spiegazione razionale di questo momento di fortuna nella sua carriera?

Devo dire che ho cominciato a fare film in maniera diversa perché la vita mi ha portato a esserlo. Dopo Three Kings I Heart Huckabees, mi sentivo perso, non sapevo più che film fare e cosa rappresentare. E’ stato un periodo molto difficile della mia vita. Io ho un figlio con un problema di disturbo bipolare e in quel periodo ho passato molto tempo a cercare di aiutarlo, a cercare di trovare la giusta musica per lui. Poi ho divorziato, sono finito al verde e non ho fatto più film per circa sei anni. Attraverso questo periodo duro e difficile, sono arrivato più vicino all’umanità: perché è stato un periodo che mi ha messo in ginocchio, e, come dice Irving nel film, le cose vanno fatte partendo dal basso, dai piedi in sù. Io credo che lui sia un artista, un artista della vita, non soltanto del suo mestiere. Mi sono reso conto che le storie dovevano partire da dentro, dal mio cuore, vivere partendo dall’istinto non dal cervello, dalle emozioni e dalle passioni. E questo vale per i miei personaggi, non vivono di ragionamento o raziocinio, ma vivono la vita in maniera emozionale e passionale. La storia è importante ma sono i miei personaggi quelli che contano di più. Era come se sapessi chi fossero, e potessi vivere raccontando le loro storie. Amo il modo in cui parlano, combattono, fanno l’amore, e questo m’interessa di più delle storie stesse. Il cambiamento è arrivato con quello che ho vissuto nella mia vita, i film che ho lasciato incompiuti non partivano dal punto giusto, non erano in linea con ciò che ero. Il lato positivo in realtà nasce da un incarico che mi era stato dato: in quel periodo avevo altri progetti, ma poi mi sono reso conto che quelli non partivano dal punto giusto. La storia da cui partire, il libro da cui il film nasce, me la diede Sydney Pollack, che sarebbe morto poco dopo.

Nel 90% dei casi si capisce che un film è bello dalla prima scena, lei è andato oltre con la prima didascalia che dice che non tutto è reale. Quali di questi fatti sono effettivamente accaduti e perché spesso ci sono italoamericani nei suoi film?

I miei nonni materni erano calabresi. Mia madre era una segretaria quando incontrò mio padre che era un agente di commercio, lui era un ebreo russo e mia madre un’italiana cattolica. Conosco questi personaggi, vedendo i film me ne rendo conto. Per me è stata una rivelazione capire quanto conosco questi personaggi. La mia famiglia è sparsa in tutti e cinque i quartieri di New York, ho passato una vita a osservarli. Loro sono un tesoro dove vado ad attingere per raccontare le storie. Io, nei miei film, racconto i fatti che servono ai temi che m’interessano: l’umanità, il reinventarsi e la sopravvivenza. Questi sono i fatti che ho utilizzato come una miccia per motivare i personaggi. La cosa più vera è che queste persone erano innamorate e avevano un gran cuore. Paradossalmente, in questo film i fatti veri sono più strani e buffi di quelli inventati. Per esempio, l’episodio di Robert De Niro: è vero, nel caso specifico, che il mafioso da lui interpretato parlava arabo, ed è vero che in quella circostanza ha spaventato a morte tutti. È vero, per esempio, che il padre del truffatore aveva una vetreria, è vero il fatto che era andato fallito, ed è vero che lui all’inizio voleva fare altro della sua vita, e che ha iniziato a imbrogliare in conseguenza di ciò che era successo al padre. È vero che aveva una donna che lo aiutava nelle truffe, è vero che c’era un agente dell’FBI con cui ha collaborato, ed è vero c’era il sindaco di una cittadina che era corrotto, ma aveva un cuore d’oro. Ma svelare cosa è vero e cosa non lo è, in fondo, sarebbe come svelare i trucchi di un mago.

Conosce qualcosa del cinema italiano, ha dei registi di riferimento?

Certo, conosco e apprezzo il cinema della Wertmuller. Mi piacciono anche Federico Fellini, Vittorio De Sica, Bernardo Bertolucci. E poi Pier Paolo Pasolini, con la fine tragica che ha fatto. Con chi ha lavorato la Magnani? Roberto Rossellini. Sono tanti i vostri registi che stimo, sarebbe difficile elencarli tutti.

Come giustifica il personaggio di Jeremy Renner ed il suo prendere una mazzetta? Soprattutto in un mondo dove la corruzione è un problema attuale.

Prima di tutto non dirò mai e poi mai che essere corrotti è una buona idea. Per lui sarebbe stato meglio se non avesse accettato la tangente, ma credo anche che quello fosse un periodo molto più innocente, mentre adesso girano milioni di dollari in modo legale. Credo che oggi il mondo sia molto più complicato e corrotto. Quello che più mi è piaciuto di questo personaggio è che era amabile, una persona che sinceramente e in modo genuino voleva bene alla propria gente. Voglio aggiungere una cosa: nella scena del confronto con Christian Bale, se ci fate caso, i due parlano davanti allo specchio. I due si confrontano e viene mostrata la loro immagine riflessa nello specchio in cui in realtà sono in quattro. C’è l’Irving che prova qualcosa nei confronti dell’amico e l’Irving a cui non interessa nulla. E poi c’è il sindaco che ama la sua gente e quello che prende i soldi per se stesso. Ci sono vari passaggi e sfumature perché loro sono fatti di entrambe le cose. Era un modo per mostrare le due anime opposte dei due personaggi, quella corrotta e quella sincera. Nella vita non c’è solo il bianco e il nero.

Come fa lei a ottenere così tanto dagli attori? Nei suoi film si vedono spesso interpreti che vestono ruoli diversi dal loro solito, sempre con risultati notevoli.

Racconto loro quello che ho vissuto, e loro lo percepiscono. Spesso, inoltre, loro hanno visto gli altri miei film, o vi hanno recitato: Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, ad esempio, avevano visto The Fighter e poi hanno accettato di fare Il lato positivo, che tra l’altro era stato scritto prima, ma che ho potuto realizzare solo quando ho trovato i soldi. Anche per Robert De Niro, il percorso è stato simile. Quello che cerco di realizzare è creare dei ruoli che siano degni per i miei attori. Io vado a casa loro, è come se facessi io il provino per loro! Voglio scrivere i ruoli migliori, personaggi che li attraggono e li spingono a cimentarsi e a rischiare. Quel periodo della mia vita che mi ha reso molto umile e mi ha fatto capire di doverlo restare. Devi cercare di impegnarti e fare il massimo, continuando a sentire i morsi della fame, mantenendo i budget bassi senza pensare ai risultati al botteghino o altro. Questo è lo stimolo a dare il meglio di sé.

American Hustle – L’apparenza inganna è un film di David O. Russell. Con Christian Bale, Bradley Cooper, Amy Adams, Jeremy Renner e Jennifer Lawrence. Prodotto dalla Atlas Entertainment e distribuito dalla Eagle Pictures, sarà nelle sale italiane da mercoledì 1 Gennaio 2014.

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Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

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