Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug, la recensione

Non smette mai di sorprendermi, il coraggio degli Hobbit.

Abbiamo dovuto attendere esattamente 366 giorni per conoscere la seconda parte del viaggio di Bilbo e dei 13 nani di Erebor ,che, sotto la guida di Gandalf ,viaggiano in direzione della montagna solitaria, l’antico regno nanico usurpato dal possente drago Smaug.

Se “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato” era servito come introduzione, immergendo lentamente  lo spettatore nel  vasto mondo, facendoci  incontrare di nuovo alcuni personaggi celebri della trilogia di “Il Signore degli Anelli” e portando l’anello sovrano nelle mani di Bilbo, in “Lo Hobbit: la desolazione di Smaug” il viaggio entra nel vivo e non vi è più tempo per contemplare gli incredibili paesaggi della Terra di Mezzo o riprendere forze e fiato presso elfi ospitali.

Il viaggio è un’autentica corsa contro il tempo per raggiungere la montagna solitaria entro il Dì di Durin, sfuggendo agli agguati di Azog il Profanatore e dei suoi mannari, e viaggiando in terre che lentamente vengono corrose da un Male rinato.

HBT-fs-300028.dng

I puristi del genere hanno più volte storto il naso di fronte a certi drastici cambiamenti che Peter Jackson ha apportato alla trama originale, ma a mio avviso tali cambiamenti non devono essere visti sotto una luce totalmente negativa poiché in alcuni aspetti mi azzarderei a dire che migliorano la vicenda stessa. Da lettrice di “Lo Hobbit” posso dire che è evidente quanto Tolkien avesse cari questi mezz’uomini che vivevano lontani dai tumulti e dalle seccature di tutta la Terra di Mezzo, ma al tempo stesso questo suo spasmodico amore verso di loro, riesce a far apparir ben tredici nani come degli individui bellicosi, astiosi, avidi  e incoerenti, mentre Peter Jackson li ammanta di valori come il coraggio e la perseveranza, discostandoli radicalmente dalle loro controparti cartacee. Alcune scelte di Tolkien stesso che possono apparire contorte o poche chiare, mi riferisco ad esempio alla fuga del drago da Erebor per distruggere Pontelagolungo  attraverso un’ uscita poco chiara, visto che il portone principale era distrutto così come l’entrata secondaria, vengono risolte da Peter Jackson con soluzioni originali ma perfettamente coerenti con l’ideale tolkeniano, e l’unica critica che si può porvi  è forse un eccessivo uso del meraviglioso e degli effetti speciali. ( Le movenze di Legolas rassomigliavano sin troppo alle prodezze dei film di produzione cinese)

Un’ analisi a parte andrebbe fatta su Tauriel, il Comandante delle Guardie di Thranduil, creata ex-novo da Peter Jackson per sopperire all’assenza di un personaggio femminile nella vicenda, ad accezione di Dama Galadriel. La figura presentata è un mix tra Arwen e Eowyn, un’elfa guerriera dai saldi principi ma che non esita a disubbidire al proprio sovrano, poiché non riesce a disinteressarsi della sorte del mondo al di fuori di Bosco Atro. Nel complesso potrei definirla una buona creazione, anche se ho trovato eccessivi i momenti a carattere romantico che la coinvolgevano, anche se premonitori di una futura collaborazione tra elfi e nani.

the-hobbit-desolation-of-smaug-evangeline-lilly

Non posso ora proseguire senza parlare del vero antagonista della storia, il maestoso e grandioso drago Smaug il Terribile. La creazione di tale personaggio è il fiore all’occhiello di tutto il film e l’aspetto estetico e recitativo si bilanciano perfettamente, generando un esemplare meraviglioso nella sua specie, con ali, zanne e  fuoco, ma al tempo stesso con un’eleganza e un ‘intelligenza tale da renderlo superiore a qualsiasi sputafuoco precedenti a lui nella storia letteraria e del cinema.

Ci si chiede dunque come un manipolo costituito da tredici  nani e uno hobbit possano affrontare tanta maestosità, ma è qui che dobbiamo ricrederci perché l’evoluzione di Bilbo Baggins (Martin Freeman) lo rende da pavido mezz’uomo a individuo capace di prendere le redini dell’intera compagnia e guadagnarsi la fiducia dello stesso Thorin. Complice anche l’ irretimento che l’anello sta iniziando ad avere su di lui, Bilbo non è più un membro della compagnia che ha bisogno di essere difeso, ma l’aiuto per eccellenza ,su cui contare in caso di pericolo e Martin Freeman è riuscito perfettamente a far trasparire questa  evoluzione con la quale riesce a tener testa ,anche solo con  le parole, persino a Smaug.

HTDOS-FP-066-2856722

Ma non è solo Bilbo a mutare, lo stesso Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) sta cambiando, e l’antico male dei suoi padri scava inesorabilmente dentro di lui, portandolo a tentennare nel dare la giusta priorità alle sue scelte e presto l’emozione di una casa ritrovata lascia spazio a sentimenti che il re dei nani non sa ancora come affrontare.

THE HOBBIT: THE DESOLATION OF SMAUG

Degno di nota è anche il ruolo di Bard (Luke Evans), primo umano a incappare nella compagnia, turbato nel suo essere paladino dei più deboli e erede di chi permise la distruzione di Dale, Tauriel (Evangeline Lilly) che riesce ad amalgamarsi quasi perfettamente nella trama originale ad eccezioni delle ridondanti scene romantiche, e Legolas (Orlando Bloom) che ci viene ritratto più giovane e altezzoso, ma non meno reticente alla distruzione del Male al di fuori di Bosco Atro.

Un ultimo elogio va sicuramente a Benedict Cumberbatch e alla sua incredibile interpretazione di  Smaug e del Negromante, vivido esempio di come una semplice voce sia capace di suscitare i brividi, senza che il personaggio che anima sia in scena ( vi invito a vedere uno dei primi trailer de “Lo Hobbit: la desolazione di Smaug” in cui si poteva udire solamente la voce del drago  su sfondo nero).

Potrei andare avanti ancora per molto a esaltare la fotografia, la sceneggiatura e il lavoro in toto che Peter Jackson e la sua squadra hanno fatto per portare sul grande schermo questo secondo capitolo, continuando ad attingere a ben 125 pagine di Appendice di “Il Signore degli Anelli”, ma essendo vicina alle note conclusive ritengo sia il momento di fare qualche piccola critica.

maxresdefault

Ho rivisto per ben due volte questo film e ho potuto constatare che non basta una singola visione per apprezzarlo del tutto, anzi non vi negherò che appena uscita ne ero quasi delusa, in primis per qualche scelta meramente di trama che Peter Jackson ha modificato senza nessun tipo di motivazione, secondariamente sono rimasta davvero spiacevolmente colpita dal doppiaggio italiano e dalla traduzione di alcune battute.  In molte scene, infatti, si avverte una totale mancanza di enfasi e pathos nei dialoghi, che tuttavia traspare dalle scene, creando una spiacevole sensazione di disorientamento nello spettatore. Prima tra tutti Tauriel, che già deve portare il peso della sua creazione puramente filmistica , e a seguire , con enorme rammarico, lo stesso Smaug, che Luca Ward non riesce a impersonare appieno.

Concludendo dunque ritengo che, come secondo capitolo, Peter Jackson abbia fatto un salto di qualità notevole, regalandoci una nuova parte della Terra di Mezzo che ancora non conoscevamo  e iniziando a  creare quel lungo ponte di collegamento con la precedente trilogia.

E ricordiamoci che “Lo Hobbit” era solo una storia per bambini, all’inizio.

The following two tabs change content below.

Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

Ultimi post di Ottavia Tonsi (vedi tutti)

Rispondi