Lo sguardo di Satana – Carrie, la recensione

di Violetta Borelli

“In America quando succede qualcosa d’importante lo devono sempre ricoprire d’oro. Così poi lo si può dimenticare. Ma dimenticare Carrie White può essere uno sbaglio terribile…”  dal romanzo Carrie di Stephen King.

Infatti non si può, non è questa la nostra intenzione data l’imminente uscita nelle sale cinematografiche del remake di un classico dell’horror.

Carrie, romanzo cult del Re del brivido Stephen King, divenuto nel 1976 una strabiliante pellicola diretta dal maestro Brian De Palma, torna oggi sullo schermo diretto da Kimberly Pierce (già regista di Boys Don’t Cry), con protagoniste una grande Julianne Moore e la giovane Chloë Grace Moretz nel ruolo di Carrie.

La storia è quella di un’adolescente, Carrie White, presa di mira dai suo compagni, soprattutto da Chris Hargensen, preda di cattiverie non solo da parte loro ma anche dalla madre Margaret e dal suo fanatismo religioso. Ma Carrie ha un dono speciale, il potere di poter muovere gli oggetti con la forza del pensiero. La telecinesi le appartiene fin da bambina, per questo la madre la crede figlia del demonio. Improvvisamente arriva un atto di gentilezza da parte di una delle compagne. Sue Snell infatti vuole aiutarla a sentirsi una ragazza come tutte le altre e convince il suo fidanzato Tommy Ross, il ragazzo più carino della scuola, a portare Carrie al Prom, il ballo di fine anno. Carrie finalmente si sente meglio, ma durante la serata l’ennesimo scherzo infido di Chris fa scatenare in Carrie un’ira mai vista che trasformerà la festa in una grande tragedia.

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Rimane fedele al libro e per certi aspetti anche al vecchio film il nuovo Carrie, ma in realtà non ha niente a che vedere con la pellicola originale: ci si trova d’accordo quindi con la regista, la quale ci tiene a definire il suo film un nuovo adattamento anziché un vero e proprio remake. Kimberly Pierce ha lavorato infatti ad un nuovo progetto: il suo film non è un rifacimento del primo, ma una nuova interpretazione del libro di Stephen King. Il romanzo viene ripreso, ma per farne un film nuovo. La storia è la stessa, si svolge sempre nel Maine, Stati uniti, ma ai giorni nostri anziché negli anni ‘70.

Essendo quindi ambientato ai nostri giorni è stato inevitabile l’inserimento nel film di un elemento che oggi condiziona le nostre vite, la rete. La protagonista infatti viene beffeggiata e ridicolizzata non solo a scuola, ma anche tramite un video postato su internet dalla sua acerrima nemica. Da questo punto di vista il nuovo Carrie è un perfetto riflesso dell’America di oggi, così come l’importanza del Prom, il tradizionale ballo di fine anno americano, fondamentale per i liceali, tanto da condizionarne personalità ed atteggiamenti, atteggiamenti che spesso portano a terribili tragedie.

L’unica novità apportata dalla regista è sicuramente il lavoro fatto con gli effetti speciali, che hanno reso il nuovo film sicuramente più emozionante. Hanno permesso infatti di realizzare al meglio alcune particolari scene, così da dare vita alla forza del potere della protagonista. Forse in un certo senso anche troppo caricato rispetto alla storia originale. Carrie viene a conoscenza dei suoi poteri ma li affronta in modo diverso, forse qui un po’ troppo da super eroe cattivo. Interessante e più approfondito nel nuovo film è invece il rapporto morboso e malato tra Margaret e Carrie, una relazione madre-figlia posta qui in primo piano, che assume tinte più psicologiche ed introspettive.

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Insomma Kimberly Pierce ci regala una nuova visione della prima opera di Stephen King, che non eguaglia di certo l’originale che fu un cult del cinema horror negli anni settanta. Lo stesso scrittore non è stato contento della notizia di questo remake né per la scelta della protagonista, che gli sarebbe piaciuto fosse interpretata da Linsday Lohan, né per la scelta in se di riproporre un film già ben riuscito 37 anni fa.  Nonostante ciò le due attrici protagoniste del nuovo film hanno dato senz’altro prova della loro bravura, in particolare Julianne Moore che, nel ruolo della perfida madre, interpretata prima da una eccellente e ineguagliabile Piper Laurie, ci regala una strabiliante ed allo stesso tempo terrificante interpretazione. Il ruolo di Carrie, interpretata da Chloë Moretz ha subito invece un totale sconvolgimento. Nella vecchia pellicola Carrie era interpretata da Sissy Spacek, straordinaria nel suo ruolo, caricata al punto giusto, sofferente e ansiosa quanto basta per farci sentire il tormento dell’adolescente del romanzo di Stephen King, nonostante all’epoca avesse già 26 anni. La Moretz ne aveva solo 15 ai tempi delle riprese del film e senza dubbio l’età  l’ha favorita nell’interpretazione del personaggio, portando però sullo schermo una Carrie diversa, più moderna, in un certo senso meno ansiosa e più forte.    

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Regia adeguata nei suoi tempi, una giusta tensione ci accompagna per tutto il film, o almeno fino alla scena clou del ballo, nella quale (la regia) rischia di cadere nello stereotipo della commedia adolescenziale americana.

È lecito dunque chiedersi se gli amanti del genere, del film e del libro rimarranno soddisfatti.

 

Lo sguardo di Satana – Carrie è un film di Kimberly Peirce tratto dal libro cult del 1974 “Carrie” di Stephen King. Con Chloë Grace Moretz, Judy Greer, Portia Doubleday e Julianne Moore, prodotto dalla Misher Films e distribuito dalla Warner Bros. Picture, sarà nelle sale italiane il 16 Gennaio 2014.

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