Anita B. , la recensione

“Viaggio verso il passato con solo un bagaglio, il futuro”

Quando si tratta di film basati o tratti da un libro si è sempre convinti, che l’opera filmografica in qualche modo ci deluderà, che non condivideremo le scelte stilistiche apportate o non apprezzeremo la recitazione di qualche attore. Ancor peggio se il regista opera dei rimaneggiamenti di trama, che il più delle volte giudichiamo banali o incongruenti con quelli del libro. Anche in questo caso, il regista Faenza ha modificato alcune cose e da principio non comprendevo queste scelte, ma avere avuto l’opportunità di averlo in sala e di ascoltare le sue spiegazioni (Clicca Qui, per il resoconto della conferenza stampa), mi ha aperto a una riconsiderazione sulle modifiche cinematografiche.

Prima di scendere maggiormente nello specifico, reputo sia fondamentale spendere qualche parola sul libro da cui è stato liberamente tratto il film. “Quanta stella c’è nel cielo” è un’opera scritta da Edith Bruck, una donna ebrea di origini ungheresi, che è riuscita a sopravvivere alla deportazione e che dopo anni di pellegrinaggio è approdata in Italia, adottandone la lingua. Il libro narra le vicende della quindicenne Anita, che sopravvissuta ai campi ma avendo perso tutta la sua famiglia, viene ospitata dalla zia Monika a Zvíkovec. Eli, il cognato di Monika, va a prenderla al confine per accompagnarla in Cecoslovacchia, dove la situazione è ancora in subbuglio. Ma tutto ciò ad Eli non importa, è attirato solo a livello carnale da Anita ed è totalmente cieco al suo desiderio di amore.

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Il libro è crudo e dissacrante, l’umanità intorno ad Anita è dolente, alla ricerca di una nuova esistenza: c’è chi vuole dimenticare e chi vuole ricordare, chi mette radici e chi si imbarca per la terra promessa, chi vuole rifiutare per sempre e ogni violenza e chi invece pensa che l’unico dovere è “tenere la Torah con una mano e con l’altra sparare”.

Nel film “Anita B.” invece, il regista Roberto Faenza ripercorre le vicende della ragazza puntando maggiormente la sua attenzione sull’innocenza e sul candore di Anita e sul suo forte senso di speranza che la spingono ad andare avanti, nonostante nessuno voglia ascoltare le sue parole e condividere i suoi ricordi.

Da qui dunque, la scelta di dare un taglio diverso alla trasposizione cinematografica, con il benestare dell’autrice, per renderla maggiormente fruibile, edulcorandone i contenuti più crudeli, che nel libri rendono il personaggio di Eli, ma non solo lui, delle figure totalmente negative e prive di una qualsiasi tipo di evoluzione, radicate nelle loro convinzioni.

L’intento del regista era infatti creare e diffondere un lavoro nuovo e originale, in primis perché narra delle vicende post Aushwitz e secondariamente, perché voleva creare un’opera che avvicinasse soprattutto il pubblico giovane, annoiato e sordo a tali temi, soprattutto ora con l’istitualizzaizione del “Giorno della Memoria”.

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Nel ruolo di Anita troviamo Eline Powell, giovane attrice scoperta da Dustin Hoffman in “Quartet”, che riesce a interpretare egregiamente il candore della ragazza, davanti ai dilemmi del primo amore ma soprattutto nell’idea di raggiungere la terra promessa, la Palestina. Allo stesso tempo però, rimarca in lei il suo senso di perseveranza che le permette di ”sopravvivere” nella vita di tutti giorni.

Come co-protagonista, nel ruolo di Eli, il regista Faenza ha scelto Robert Sheehan, che nonostante la giovane età, contribuisce concretamente alla costruzione di una nuova figura di Eli, dilaniato da due sentimenti contrapposti, elevandolo dunque da mera figura negativa, a personaggio dal carattere complesso.

Arricchisce il cast, il cameo di Moni Ovadia, che con la sua vasta esperienza sulle tradizioni ebraiche, offre un interessante scorcio su costumi ormai perduti o poco conosciuti, rendendo maggiormente profonda la storia narrata.

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Per una volta dunque, le modifiche apportate dal regista, sono guidate dall’intento di diffondere una storia nuova e diversa, l’idea di speranza che accompagnava i sopravvissuti ai campi di concentramento.

Con la speranza che gli esercenti non condannino il film alla nicchia.

 

Anita B. è un film di Roberto Faenza, scritto da Edith Bruck, Roberto  Faenza e Nelo Risi, in collaborazione con Iole Masucci. Il cast è formato da Eline Powell, Robert Sheehan,  Antonio Cupo, Nico Mirallegro, Andrea Osvárt e Moni Ovadia; nelle sale dal 16 Gennaio 2014.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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