I segreti di Osage County, la recensione

“Non c’è nessun posto dove andare”

<<Una casa di campagna dalla forma irregolare fuori Pawhuska, in Oklahoma, a novantasei chilometri da Tulsa in direzione nordovest.[…]Nella sala da pranzo c’è un tavolo stile Mission da otto. […]La casa è piena di libri. Tutte le finestre sono coperte da tende di plastica scadenti attaccate con nastro adesivo nero, che non lasciano entrare la luce esterna.>>.

E’ così che inizia la commedia di Tracy Letts , ambientata nel 2007, nello stato torrido dell’Oklahoma, ed è esattamente nello stesso modo, che la scena viene presentata allo spettatore, accompagnata dalla voce calma e rassicurante del capofamiglia Beverly Weston.

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Leggere un testo teatrale proietta, in automatico, la fantasia del lettore, a immaginare immediatamente una versione tangibile del dramma raccontato, con persone con volti reali che interagiscono tra loro, seguendo le battute, e  lasciando scorrere rapidamente gli atti l’uno dopo l’altro. E in “I segreti di Osage County”, tale possibilità, è amplificata dalla presenza di un ventaglio multicolore di personaggi, ognuno con una caratterizzazione decisa, e dall’incredibile tecnica narrativa di Tracy Letts, che rende  i dialoghi accattivanti a tal punto, da non poterne interrompere la lettura. Non mi stupisco quindi, dell’enorme successo che l’opera ha ottenuto  allo Steppenwolf Theatre di Chicago, dal giugno all’agosto 2007, e che culmina nel 2008, con il premio Pulitzer per la sezione Drammaturgia.

La vicenda parte con una situazione di per sé non troppo originale: è un caldo agosto in Oklahoma, quando Beverly Weston, poeta alcolizzato e capofamiglia, scompare lasciando sola nella grande casa la moglie Violet, malata di cancro. Non è la prima volta che l’uomo svanisce nel nulla, ma i giorni passano e la situazione si fa sempre più allarmante, tanto da imporre il ritorno a casa delle tre figlie : Barbara, Karen e Ivy.

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Ma casa Weston non è un nido sicuro in cui trovare pace, è più una bomba a orologeria pronta a esplodere e a seminare distruzione. Culmine della bellezza narrativa, infatti, è certamente il famoso pranzo intorno al “…tavolo stile Mission da otto..”, che John Wells riesce magnificamente a trasportare sul grande schermo.

Un’opera, la cui composizione è stata costruita per l’ambito teatrale, corre un grosso rischio nel momento in cui si tenta una produzione filmografica : perdere il suo aspetto drammaturgico.

John Wells, però, riesce nell’impresa e proietta sul grande schermo le pagine e gli atti dell’opera, senza privarli della loro potenza espressiva, rendendo assolutamente irresistibili i dialoghi taglienti, grotteschi e ferocemente ironici che hanno dato fama al testo originale.

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A dare voce a queste parole e a imprimere carattere al film, è stata la scelta accurata del cast che vede in primis la meravigliosa interpretazione di Meryl Streep, nel ruolo della moglie Violet, divorata dal dolore della malattia e dal delirio per le troppe pillole prese, ma che al tempo stesso, quando la lucidità torna in lei, regala splendide orazioni, ornate da umorismo nero e sarcasmo puro, che non possono non sbalordire lo spettatore.

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 Il terzetto delle figlie è composto da Julia Roberts (Barbara Weston), Juliette Lewis (Karen Weston) e Julianne Nicholson (Ivy Weston), tutte con caratteri completamente discordanti l’una dall’altra, ma concordi nell’ l’idea, che quel nido familiare va abbandonato il prima possibile e che non vi è nessuna riconciliazione, nemmeno nel momento più tragico. Non ho mai particolarmente amato Julia Roberts, ma la sua interpretazione qui è stata davvero esplosiva, lontana dalle commedie americane, qui dimostra una forza e una caparbietà che  colpiscono lo spettatore per tutta la durata del film.

Ho molte apprezzato anche i ruoli maschili di Ewan McGregor (Bill Fordham) e Chris Cooper (Charles Aiken), che riescono a emergere con la loro voce, in quelle diatribe tutte femminili e a ottenere un loro posto nel dramma.

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Prezioso, è anche il piccolo ruolo, non tanto esiguo poi ai fini di trama, di Benedict Cumberbatch (Little Charles) , che riesce benissimo a interpretare questo giovane uomo, che fatica emergere in quella condizione familiare così dispotica, e a una madre che non fa altro che umiliare le sue doti pochi incisive.

Punto focale dell’intera commedia dunque, la sceneggiatura, lasciata nelle sapienti mani dell’autore Tracy Letts, che converte la sua opera teatrale in opera filmografica, senza che perda nessuna delle sue sfumature drammatiche, creando nuovi dialoghi, pervasi dallo stesso sapore ferocemente ironico  del libro scritto.

John Wells dunque, offre l’incredibile opportunità di assistere, non a un’opera teatrale proiettata in un cinema, ma a un’opera teatrale,  divenuta film.

 

“I segreti di Osage County” è un film diretto da John Wells con la sceneggiatura di Tracy Letts. Il cast è formato da Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Chris Cooper e Benedict Cumberbatch; nelle sale il 30 Gennaio 2014.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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