Saving Mr Banks, la recensione

“Noi tutti abbiamo le nostre storie, lei non vuole finire la sua?”

E’ il lontano 1964 quando esce nelle sale cinematografiche il musical fantasy  “Mary Poppins”, con la partecipazione eccezionale dell’emergente Julie Andrew e il prolifico Dick Van Dyke, ma pochi conoscono la lunga e travagliata genesi di questo capolavoro, vincitore di innumerevoli premi.  Un primo tentativo di dissipare la nebbia, che aleggiava attorno alla sua produzione, vi era stato nel 2002 con un accurato documentario titolato “The Shadows of Mary Poppins”, prodotto da Ian Collie, e basato sulla biografia della scrittrice P.L. Travers. Ma il materiale era tanto vasto e complesso, che Collie si chiese se non ce ne fosse abbastanza per creare un film drammatico,  e tanta è stata la cura nella stesura della sceneggiatura che il colosso Disney non ha potuto che approvarne la realizzazione.

P.L. Travers, pseudonimo di Helen Lyndon Goff, scrisse il celebre romanzo “Mary Poppins” nel 1934 e negli anni seguire il personaggio della nanny londinese, visse numerose altre avventure sino al 1989. Australiana di nascita, ma londinese acquisita, Pamela Travers riuscì a costruire una perfetta  governante inglese, dai modi severi ma capace di farsi amare dai bambini grazie anche a un pizzico di magia.

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Ma se tanto è incredibile Mary Poppins, tanto è  eccezionale la lunga vicenda che costrinse Walt Disney ad attendere ben 20 anni, prima che la restia scrittrice inglese desse la sua finale approvazione alla realizzazione del film.

Dopo innumerevoli mediazioni e ancor più contratti sfumati, Pamela Travers, spinta anche da ristrettezze economiche, si vede obbliga a lasciare la sua amata Londra e a volare nella torrida Los Angeles, per incontrare di persona il capostipite della più florida e poliedrica industria per bambini, Walt Disney.

La scrittrice inglese è prevenuta e disgustata dall’intera impresa americana, disapprova i loro modi capitalisti e sminuisce costantemente i loro tentativi di approccio, dipingendosi come una londinese stizzosa e snob. Ma la verità celata, nasconde ben altro, e saranno proprio quei pochi giorni ai Disney Studios di Los Angeles, a disvelare la vera identità di Pamela Travers e a permettere che il miracolo si compia.

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Drammatizzare una storia che ha le caratteristiche di un documentario non è cosa da poco, si teme sempre di eccedere nella componente informativa a discapito della narrazione, o al contrario, si esautorare la vicenda del suo aspetto  storico.  Ma non è il caso di “Saving Mr Banks”, in cui realtà e finzione si fondono perfettamente, riportando sul grande schermo la perfetta proiezione dei fatti realmente accaduti, salvo qualche modifica, e un calco  ben riuscito dei due principali contendenti, Pamela Travers e Walt Disney.

A rendere questa drammatizzazione così genuina e realista è senza dubbio l’ingente lavoro di raccolta dati che ha permesso la stesura di una sceneggiatura fedele agli eventi, grazie anche al materiale gentilmente concesso dai Disney Studios, in particolare, ore e ore di registrazioni audio delle conversazioni tra P.L.Travers e lo staff creativo dell’epoca composto dai geniali fratelli compositori Sherman, dallo sceneggiatore DaGradi e dal capo dipartimento Bill Dover.

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Estremamente intensi sono anche i flash back che lentamente dipanano l’infanzia travagliata di Pamela Travers, esaltando sfaccettature che ci permettono di comprendere perché la scrittrice fosse così protettiva verso la sua creazione.

Fiori all’occhiello di questo film sono certamente l’interpretazione di Tom Hanks, nel ruolo del genio di Walt Disney, e Emma Thompson nella parte di Pamela Travers. Tom Hanks ha più volte dichiarato che non assomigliava in alcun modo al vero Walt Disney, nonostante ne abbia studiato maniacalmente i modi parlare, di porsi e di camminare, perché semplicemente l’acume e l’entusiasmo di Walt Disney non sono imitabili. A mio avviso però, la sua bravura è stata nel mettere sullo schermo un aspetto che nessuno aveva mai visto prima, lasciando che Walt Disney “uscisse”  da dentro, ascoltando e guardando ogni filmato presente nell’archivio nella Disney, rendendo la sua interpretazione genuino e non una mera copia.

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Dall’altra parte Emma Thompson ha ridato vita a Pamela Travers con entusiasmo e dinamismo, riuscendo a esprimere l’incapacità dell’autrice di comunicare le sue emozioni e al tempo stesso a manifestare il dilemma interiore che continua a logorarla senza pace.

Degno di nota è senza dubbio anche il ruolo di Paul Giamatti, nel ruolo di Ralph, l’autista di Pamela Travers a Los Angeles.  Sopporta con un sorriso gli sgarbi dell’autrice, riuscendo alla fine a intessere  con lei un rapporto amichevole sincero, portando alla luce la semplicità di Pamela Travers.  Il loro legame dunque, è l’unico aspetto morbido del rapporto dell’autrice con l’America.

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Personalmente ho molto apprezzato anche l’interpretazione di Colin Farrel nel ruolo di Travers Goff, il padre di Pamela, un uomo malato, il cui spirito sempre tendente alla libertà e all’immaginazione creativa, è imprigionato nel incarico di direttore di banca, affogando il suo dolore nell’alcool.

“Saving Mr Banks” dunque svela al pubblico il lungo e travagliato retroscena che ha conferito a Mary Poppins un successo planetario, ma al tempo stesso, rivela una domanda che ci inviterà senza indugio a rivedere il film capolavoro della nanny più famosa del mondo:

 

Pensi che Mary Poppins sia venuta per salvare i bambini?

Saving Mr Banks è un film diretto da John Lee Hancock. Il cast è formato da Emma Thomson, Tom hanks, Paul Giamatti e Colin Farrell; nelle sale dal 20 Febbraio 2014.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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