47 Ronin, la recensione

“Mai un samurai si prende la vittoria altrui”

E’ risaputo, che appartiene all’indole americana, l’idea di esaltare i celebri fatti del passato, che elogiano virtù quali libertà e onore, sia se avvenuti in madrepatria che all’estero. Talvolta però, il loro estro creativo tende a stravolgere totalmente gli eventi, macchiandoli con inesattezze storiche o con veri e propri cambiamenti di trama, il più delle volte ingiustificati.

Se con “The Last Samurai”, il lavoro è stato abbastanza curato, dando largo spazio all’etica samuraica, certo non si può dire lo stesso del nuovo “kolossal” di “47 Ronin”.

La storia su cui si basa è molto famosa sia in Giappone che all’estero, e può vantare diverse trasposizioni cinematografiche, tra cui ricordiamo quella di Kenji Mizoguchi del 1941, uscita nelle sale una settimana prima dell’attacco di Pearl Harbour.

La vicenda originale narra di Asano Nagatori, signore di Ako, che fu convocato al palazzo Shogun per attendere alle sue responsabilità di corte, sotto il controllo di Kira Nishinaka, che non perdeva occasione di umiliarlo pubblicamente. Dopo mesi di tolleranza, Asano perse il controllo e sguainò la sua spada contro Kira, commettendo una grave offesa. La punizione inflitta fu di commettere seppuku, l’atto rituale di suicidio, mentre le sue terre vennero confiscate e i suoi samurai, rimasti senza padrone, divennero dei ronin. Molti di loro però, giurarono di vendicare l’ingiusta morte del loro signore, e dopo due anni, sotto il comando del generale Oishi, pianificarono l’assalto alla residenza di Kira. Nella grande battaglia che si compì, dei 47 ronin che avevano intrapreso la loro vendetta, nessuno perì, mentre Kira venne decapitato, essendosi rifiutato di compiere seppuku.

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I ronin ammisero il loro atto davanti alle autorità e, benchè lo Shogun simpatizzasse per il loro atto eroico, gli venne ordinato di commettere onorevolmente il seppuku.

Una vicenda dunque, di facile comprensione anche per la mentalità occidentale, che non necessitava di ulteriore modifiche o cambiamenti, essendo già traboccante di onore e di eroismo.

Ovviamente a Carl Rinsch questa vicenda doveva sembrare troppo banale o troppo seria per il gusto occidentale, così si è voluto divertire, trasponendo la vicenda in un universo fantastico, abitato da demoni e altre figure mitologiche. E non dimentichiamoci della scelta del protagonista, Keanu Reeves, nelle vesti di un uomo maledetto, istruito dalla popolazione Tengu nell’arte della spada e nel combattimento.

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Il film dunque inizia con il ritrovamento di un bambino nella foresta in stato incosciente, che viene salvato da Asano, signore di Ako, nonostante le opposizioni dei suoi samurai, in quanto il ragazzo aveva sul corpo dei simboli maledetti. Il bambino, il cui nome è Kai, diviene uomo e presto si distingue per le sue doti eccezionali nel combattimento, benchè venga osteggiato e costretto a vivere in disparte, nella tenuta di Asano. In quei giorni, un dignitario dello Shogun farà visita alla loro tenuta, e come ospite sarà presente anche Kira, signore di Nagato, da sempre in ostilità con Asano, volendo ottenere le sue immense proprietà con qualsiasi mezzo. Appoggiato dall’aiuto di una potente demone volpe, riesce a mettere in difficoltà Asano al cospetto del dignitario e per finire lo fa cadere preda di un’illusione, costringendolo a sguainare la spada contro di lui. La condanna per Asano, dunque, è fare seppuku.

Se dunque l’inizio cerca di attenersi alla storia, gli eventi successivi si discostano in tal maniera, che la vendetta dei ronin appare in secondo piano, mentre la figura di Kai prende prepotentemente il controllo dell’intera vicenda, insieme agli elementi sovrannaturali inseriti.

Andando oltre le banali inesattezze storiche, ho trovato il film davvero deludente e con l’inserimento di eventi che mai e poi mai sarebbero potuti realisticamente accadere, come per esempio, quando il samurai Yasumo si appropria di una vittoria di Kai, lasciandosi ricoprire di elogi dal suo signore. Tale comportamento, pienamente giustificabile in una mentalità occidentale, in nessun modo sarebbe stato sostenuto da un samurai, anche se nei confronti di un “diverso” a lui inferiore.

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Capisco poi che produrre un film americano, senza un attore americano nel cast suoni come una blasfemia, ma nel complesso è proprio questo che trasforma decisamente il film in qualcosa che non è certamente la versione filmografica della vendetta dei 47 ronin, quanto più una storia fantasy ambientata in Giappone. Il suo eccessivo protagonismo, infatti, prevale sulla trama storica, lasciando nei ricordi dello spettatore solamente combattimenti estremi contro creature fantastiche. Ad aggiungere, la recitazione di Keanu Reeves, nel ruolo di Kai, è piatta e senza alterazioni vocali, usando lo stesso “impeto” sia durante i combattimenti che nei momenti di semplice dialogo.

Ho apprezzato invece la scelta fatta sul resto del cast, pressochè tutto di nazionalità giapponese tra cui spicca l’interpretazione di Hiroyuki Sanda, nel ruolo del generale Oishi, che riesce, nelle poche scene a lui riservate, a far trasparire l’impeto samuraico dell’epoca. Frizzante è anche l’interpretazione di Rinko Kikuchi nel ruolo del demone volpe, anche se mi chiedo se abbiano giocato più a suo favore i continui effetti speciali utilizzati sul suo personaggio.

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Per quanto riguarda l’aspetto sovrannaturale, è apprezzabile la scelta fatta, di inserire miti e leggende appartenenti alla cultura giapponese e a rispettarne abbastanza le caratteristiche generali, fatta eccezione per la popolazione Tengu, il cui aspetto è totalmente inventato dalla produzione americana.

Gli effetti speciali giocano un ruolo preponderante in tutta la trama e, nel complesso devo dire, hanno contribuito a rendere realistiche le creature sovrannaturali, senza intaccare invece gli scontri tra samurai, scelta tipica, invece, dei recenti film di ambientazione orientale.

Concludendo, ritengo che se l’intenzione del regista era di elogiare la vicenda storica dei 47 ronin, allora tale intento è totalmente caduto nel vuoto, tanto che alla fine ci si chiede perché il titolo del film si riferisca a delle semplici comparse.

 

Il film 47 Ronin è diretto da Carl Rinsh. Il cast è formato da Keanu Reeves, Hiroyuki Sanada, Masayoshi Haneda e Rinko Kikuchi; nelle sale dal 13 Marzo 2014.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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