Maldamore di Angelo Longoni: resoconto della conferenza stampa di presentazione del film

Si è tenuta ieri, 10 marzo, presso la Casa del Cinema di Roma, la conferenza stampa di presentazione del film Maldamore, la nuova commedia firmata da Angelo Longoni; nelle sale cinematografiche italiane dal 13 marzo. La pellicola vede protagonisti Luca Zingaretti, Ambra Angiolini, Luisa Ranieri ed Alessio Boni, intenti a rappresentare le difficili dinamiche della vita di coppia. A causa infatti di un interfono per bambini accidentalmente acceso, Veronica (Ambra Angiolini) e Sandra (Luisa Ranieri) scoprono di colpo che i rispettivi mariti, Marco (Luca Zingaretti) e Paolo (Alessio Boni), le tradiscono. Ecco che, in un momento, due famiglie si ritrovano a dover affrontare una scomoda verità: quegli stessi individui che si sono giurati amore eterno, sono in realtà lontani anni luce da quelli che si troveranno a dover rispettare tale giuramento.

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Durante la conferenza stampa, alla quale erano presenti anche i protagonisti del film, e la produttrice Maria Grazia Cucinotta (che nel film interpreta la sensuale zia del traditore seriale Marco, alias Luca Zingaretti), Angelo Longoni ci ha tenuto ad esplorare e chiarire con particolare attenzione quelli che sono i veri temi che ha voluto affrontare nel suo film, di cui è anche sceneggiatore insieme a Massimo Sgabroni. Il tema del tradimento, infatti, è solo la punta dell’iceberg. Come spiega Longoni:

“Soltanto l’amante può giurare e avere il perdono degli dei, se trasgredisce un giuramento: dicono infatti che un giuramento d’amore non ha valore”. Questa frase mi sembra molto significativa perché nel momento in cui la maggior parte delle persone fa un giuramento si trova in uno stato emotivo ed affettivo tale che gli sembra che quel giuramento avrà valore per sempre. Ma persino gli dei ritengono veniale la trasgressione di questo giuramento, poiché nel tempo la vita affettiva delle coppie stabili cambia, si trasforma, e solo grazie ad una certa maturità, ad una certa elaborazione, le coppie riescono a stare insieme, a non scoppiare, ed ad avere una vita affettiva adulta e matura. Ecco, io ho scritto insieme a Massimo questo film un po’ perché parla delle cose che tutti noi viviamo quotidianamente, un po’ perché ho visto vivere l’esplosione di tantissime coppie, e devo dire che la cosa più divertente è che nel momento in cui una persona soffre terribilmente per le pene d’amore, vista da fuori è commedia, è ridicolo. I rapporti che si instaurano tra i due litiganti, all’interno dei conflitti che nascono all’interno delle coppie, quello genera spesso commedia. Non bisogna escludere l’aspetto più buffo, più comico dei conflitti amorosi: è da qui che siamo partiti con al considerazione di Platone. C’è anche una morale in tutto questo: il tempo gioca a sfavore delle coppie, ma il tempo ha anche una caratteristica positiva fondamentale, poiché ci può rendere anche più maturi, più inclini al perdono, più capaci di mediazione. Apparentemente questo film parla di tradimenti, ma non è solo quello: si parla anche della capacità di perdonare, della capacità di superare i problemi, della capacità di andare al di là delle manchevolezze che normalmente accadono. Il perdono è un elemento fondamentale, l’idea del perdono deve prevalere.

Il perdono è, quindi, il punto focale di ogni relazione che possa definirsi adulta. Luisa Ranieri interviene, spiegando che:

Per quanto riguarda il perdono, non so come mi comporterei, ma trovo molto saggio il percorso che fanno i nostri personaggi: capiscono di aver costruito delle cose importanti, un’intimità, capiscono di avere dei progetti insieme, e si dicono: ripartiamo da capo.

Eppure, sebbene le coppie alla fine riescano a perdonarsi, il film di sofferma su una visione cinica dell’amore e del rapporto di coppia, come a suggerire che il tradimento sia quasi necessario per poter superare i problemi non solo di coppia, ma anche individuali. E’ questo, ad esempio, il caso di Marco, che ha un bisogno non tanto fisiologico, quanto psicologico di fare sesso: lui stesso, durante una conversazione con Paolo, spiega di essere terrorizzato, fin da bambino, dalla morte, e di essere quindi inevitabilmente attratto dal contrario della morte stessa, cioè il sesso. Lo stesso accade a Veronica, che si libera (almeno momentaneamente) della sua ossessiva ansia di invecchiare “divertendosi” con i giovane (seppur un po’ inquietante) Luigi (interpretato da Eugenio Franceschini). Come spiega Ambra Angiolini riferendosi al suo personaggio ed alla coppia fallimentare di cui fa parte:

La mia coppia è composta da due che sono girati di spalle, cioè non si guardano negli occhi da molto tempo. Il mio personaggio è divertente poiché si ritrova a vivere un’adolescenza ed a rivivere una goffaggine propria degli adolescenti.

Luisa Ranieri interviene per chiarire che (al contrario di quanto si possa far trapelare il film):

Non credo che i rapporti debbano per forza passare per il tradimento. Credo che sia molto difficile tenere in piedi un rapporto dopo tanti anni: bisogna in qualche maniera reinventarsi, perché può succedere che l’individuo sia distratto nella coppia. Mi pace molto la chiave di lettura del perdono, ed anche la frase conclusiva del 2 % che il mio personaggio, Sandra, rivolge a Veronica. Il 2 % non vuol dire tradire, ma vuol dire non annullarsi nel rapporto, lasciarsi una piccola quota di libertà solo di pensiero, quella stessa libertà che non ti fa tradire.

Oltre al tema del perdono, Longoni e lo sceneggiatore Sgorbani affrontano anche le contraddizioni interne al sentimento amoroso, e soprattutto il rapporto di coppia nel quotidiano. A questo proposito, Luca Zingaretti interviene spiegando che, a suo parere:

In una coppia non credo che le corna siano la peggior cosa che possano capitarti, nel senso che quando c’è una reale condivisione, un affetto reale,credo che sia più grave non avere niente da raccontarsi la sera . Questo è il problema della coppia nel mondo attuale. Il film parla anche di questo, di persone che non hanno più il controllo della propria esistenza, ed il film è un modo ironico di scherzare su queste cose.

Quel che salta subito agli occhi (ed alle orecchie!) del film è la totale assenza di una collocazione dialettale: sebbene la storia si svolga a Trento, non c’è alcuna dinamica comica dialettale, contestualizzata in una specifica città. Angelo Longoni aveva intenzione, e c’è riuscito, di realizzare una commedia italiana, e non regionale. Lo stesso Longoni chiarisce che:

Volevo fare una commedia non localizzata: non c’è un tipo di comicità, di dinamica nell’arrivare al sorriso, o al riso che sia, in qualche modo dialettale, o contestualizzato in una città. La comicità che abbiamo cercato di creare è una comicità che può essere riconoscibile in altre città d’Italia, ed il loro tipo di rapporto esula da qualunque forma di toccata di gomiti tipica dei comici, che si appoggiano sui loro tic e le loro inflessioni dialettali. E’ stato fondamentale per me creare un cast che avesse una portata italiana e non locale. Anche per questo ho preso attori che non sono comici, che non nascono come comici, ma sono propriamente attori, ovvero interpreti di un ruolo divertente già scritto.

Infine, sentendosi chiedere in che modo definirebbe l’amore ed il rapporto di coppia, Longoni conclude che:

In amore, la forma più alta di intelligenza è la bontà!

ribadendo il vero tema portante del film: l’importanza del perdono.

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Eva Lico

Studentessa di Lettere all'università di Roma Tre, ha una passione smisurata per il cinema!

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