Captain America: The Winter Soldier, la recensione

Non è che forse tutti questi cinecomic stanno iniziando a stancarci? La risposta è no ovviamente.
Per un appassionato vale la pena andare al cinema anche solo per vedere sul grande schermo in formato 3D il logo della Marvel con la sua storica musichetta di sottofondo. Scherzi a parte, il fenomeno dei cinecomic è complesso, ancor più in questa fase 2, che con The Avengers, ha alzato la posta in gioco di tutti i prodotti Marvel/Disney. In principio ci fu Iron Man 3, che aveva l’arduo compito di traghettare lo spettatore dalla fase 1 alla fase 2, riuscendoci egregiamente. Poi venne il turno di Thor – The Dark World che, sebbene con parecchi scivoloni, riuscì a delineare la diversità degli scenari dell’intero universo Marvel. Ora è il turno del sequel di Captain America, che sposta la narrazione su livelli più complessi e meno spensierati, rendendo questo capitolo un vero e proprio thriller politico, altro che cinecomic!

Il film si basa molto sulle vicende narrate nella serie tv Agents of S.H.I.E.L.D., particolare questo che conferma la sempre più presente struttura seriale dell’intero progetto cinematografico targato Marvel: non è un caso che per la regia dei vari “episodi” (è quasi automatico chiamarli così ormai) sono stati scelti nomi come Joss Whedon o Alan Taylor. I vari film della fase 1, 2 e la prossima 3 sembrano far parte tutti di una stessa serie tv che arricchisce di volta in volta la propria trama, mantenendo sempre un tono ed una linguaggio visivo comune. Nonostante ciò, questo sequel si distanzia molto dal suo primo capitolo, Captain America – Il Primo Vendicatore, una pellicola più che altro introduttiva del personaggio, che a tratti banalizzava il contesto della nascita del super soldato Rogers. Stavolta i due registi, i fratelli Anthony e Joe Russo, e gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, costruiscono una storia piena zeppa di personaggi, avvenimenti, sottotrame, azione e presunto humour, quasi a voler imitare la struttura e il tono dell’inarrivabile The Avengers.
Ma andiamo con ordine.

captain america

La storia si svolge due anni dopo gli eventi catastrofici di New York e vede Steven Rogers alle prese col tentativo di adattarsi a questa sua nuova vita dopo lo scongelamento, una vita in un’epoca che non gli appartiene. Da bravo soldato americano la sua indole è quella di proteggere gli innocenti e preservare la libertà, ma dopo una missione eseguita con la Vedova Nera per conto del direttore Nick Fury, Captain America si ritrova coinvolto in un enorme complotto che riguarda da vicino lo S.H.I.E.L.D., e che rischia di mettere in pericolo l’intera umanità. Insieme ad un nuovo alleato, Sam Wilson alias Falcon, il supereroe dovrà affrontare un nuovo invincibile nemico: il Soldato d’Inverno.

Forse siamo davanti al primo vero film su di un supereroe nel senso più classico del termine: d’altronde chi c’è di più classico di Captain America, un soldato americano che combatte solo per la difesa della libertà. Se Tony Stark soffriva di disturbo post-traumatico, il Capitano Rogers fatica a vivere una quotidianità che non sente essere la sua, e sebbene sia celebrato da tutti, non è più sicuro della sua vocazione. Ancora una volta la figura del direttore dello S.H.I.E.L.D Nick Fury, un Samuel L. Jackson sempre molto calato nel ruolo, è centrale nel dare forma a quella sensazione di mistero, sospetto e sfiducia che tormenta Steve. Ma di fronte ad una nuova minaccia, che stavolta arriva dall’interno, il Capitano lascerà perdere i suoi drammi etici ed indosserà nuovamente la sua armatura scintillante per compiere il proprio dovere, senza dover più servire qualcuno, ma per la libertà dell’umanità intera (simbolica la scelta dell’armatura indossata da Cap nelle sequenze finali, un vero e proprio ritorno alle origini). Un eroe lievemente più sfaccettato ma ancora troppo piatto e noioso, anche se non più macchiettistico come in The Avengers. Forse però questo poco fascino e carisma sono da ricercare nell’interpretazione di Chris Evans, che con la sua stessa fisicità e recitazione, rende un personaggio già di per sé stereotipato, in una vera e propria figura retorica a stelle e strisce.

FotoCAWS

Eroismo a parte, è purtroppo vero che il personaggio di Captain America non è in grado di reggere un film da solo: sì lui è uno che fa squadra, ma la verità è che non lo si può considerare come il più brillante dei supereroi, se paragonato ad altri come, uno a caso, Tony Stark, il suo opposto naturale. E’ per questo motivo che il film sembra volere prendere in prestito l’elemento “squadra d’azione” così caratteristico di The Avengers, per crearne una specie di noiosa e per nulla epica brutta copia. Il Capitano si affianca infatti nuovamente a Natasha Romanoff alias Vedova Nera, la sensuale e letale Scarlett Johansson, che in alcuni tratti del film sembra essere la vera protagonista. Simpatici i siparietti tra loro due, tra combattimenti e battute ironiche, mentre la loro particolare affinità, chiarissima già nei trailer, è alquanto forzata (noi tutti tifiamo per Occhio di Falco/Jeremy Renner!). Una new entry è Anthony Mackie, che interpreta Sam Wilson, un ex soldato che grazie ad una speciale armatura diventerà Falcon: personaggio abbastanza inutile, inserito solo per essere la spalla del Capitano nelle sequenze di combattimento. Ritorna anche Maria Hill, interpretata da Cobie Smulders, che avrà un ruolo più centrale, insieme ad un altro personaggio femminile, Sharon Carter, nipote di Peggy, l’antico amore di Steve, che compare in una sequenza per certi versi un po’ grottesca. Intruso del film è Robert Redford, un attore che raramente si presta a pellicole blockbuster, che interpreta Alexander Pierce, un personaggio approfondito pochissimo e con un ruolo decisamente troppo prevedibile dopo soli 5 minuti di film.

captain america

Si perde un pò l’elemento fantascientifico, per passare a tematiche molto più complesse: è un vero thriller/spy story politico, che attraverso la formula del cinema d’intrattenimento vuole portare lo spettatore a riflettere su questioni globali ed etiche molto attuali. Trama ben studiata, ben stratificata, sempre in evoluzione e ricca di colpi di scena più o meno annunciati. Ma ad essere sinceri nulla di nuovo in realtà: già Iron Man 3 ci aveva mostrato questo nuovo scenario, la caccia a coloro che agiscono nell’ombra, la lotta contro quelle organizzazione che creano il caos per poterlo poi loro stesse combattere. Solo che, se Iron Man 3 ci aveva preso in giro per mesi grazie ad una sapiente mossa di depistaggio cinematografico, qui il grande problema risiede già nel titolo: il Soldato d’Inverno. Apparentemente il super cattivo della storia, è protagonista di una scena girata con l’intento di stupire lo spettatore con un colpo di scena che colpo di scena non è affatto, visto che, sia per il pubblico più generalista che per quello più attento ed informato, la sua identità è intuibile dopo pochi minuti se non proprio dalla promozione della pellicola. Il problema è stato forse la banalizzazione nel primo film del personaggio di Bucky Barnes, interpretato da un magnifico Sebastian Stan, che non ha permesso ai creatori del film di mettere in atto un’operazione alla “Khan” di Star Trek, giocandosi di fatto la carta del villain classico. Il Soldato d’Inverno, che nel fumetto è un personaggio molto iconico e potente, qui è solo il protagonista delle scene di combattimento più belle e spettacolari, senza però una caratterizzazione approfondita. La storia delle sue origini incuriosisce molto ma è solo accennata, e dal finale del film speriamo di poterne sapere di più in futuro. Non potendosi dunque reggere sulla sorpresa della vera identità del villain, il film ci restituisce di nuovo un semplice “burattino” nelle mani di un celato (ma non molto neanche in questo caso) cattivo vero e proprio.

captain america

Nonostante la varietà dei personaggi e la trama ben congeniata, il film della Marvel ha la grande pecca di prendersi troppo sul serio, proprio come il suo protagonista: si ride poco e quando lo si fa è solo grazie ad allusioni e battute su personaggi come Tony Stark o Bruce Banner, che pur non essendoci fisicamente nel film, divertono molto più di chiunque altro. La storia è credibile ma con un finale troppo approssimativo e sbrigativo, che lascerà lo spettatore con qualche perplessità. Dire che la trama scricchiola non è propriamente corretto, semmai risulta essere troppo pretenziosa e complottistica per un film che dovrebbe essere d’intrattenimento: non è un difetto utilizzare un prodotto mainstream per parlare di argomenti così attuali, ma in questo caso forse si ha un po’ esagerato.

Sul versante spettacolo ed effetti visivi nulla da dire invece: gli scontri corpo a corpo sono coinvolgenti e coreografati alla perfezione, dalla prima sequenza della presa della nave a quella famosa dell’ascensore intravista nel trailer, un mixaggio perfetto di humour ed action, che sono d’altronde i veri segni distintivi della Marvel. Le sequenze d’azione sono mastodontiche e con degli effetti digitali e delle inquadrature davvero notevoli: una regia molto fluida che ti permette di apprezzare ogni minimo dettaglio. Il catastrofismo tipico del cinecomics è espresso qui all’ennesima potenza, eccessivo in realtà, in un’escalation continua d’incidenti stradali ed aerei, esplosioni e sparatorie, morti e feriti anche gratuiti e fin troppo esplicitati (in fondo stiamo sempre parlando di un prodotto della Disney). Il film è senz’altro spettacolare ed il 3D non aggiunge nulla, anzi il contrario: i lanci dello scudo sono sensazionali e sembrano davvero colpire lo spettatore come un frisbee, ma per il resto l’immagine è più scura e le scene di lotta girate con camera a mano diventano molto sfocate e fastidiose. Ottimo invece il mixaggio sonoro, davvero molto penetrante, in cui ogni singolo suono, sparo, rimbombo, esplosione, è perfettamente percepibile.

Bellissimi i titoli di coda, con delle animazioni stilizzate molto particolari e minimaliste, ed immancabile la scena dopo i titoli di coda, anzi le scene: la prima ci offre un assaggio di ciò e soprattutto di chi vedremo in The Avengers – The Age of Ultron, la seconda invece, abbastanza banale, poteva essere tranquillamente inserita nel montaggio finale del film. Quasi ci si dimenticava di Stan Lee, che pare ogni volta voler competere con se stesso per il premio Miglior Cameo dell’Anno.

Dettaglio Spoiler: impagabile è la chicca della lista che il Capitano Rogers sta compilando per tenersi al passo coi tempi: gli sceneggiatori si saranno divertiti un mondo ad inserire cose tipo “Star Wars/Star Trek” e fa piacere per noi italiani sapere che Captain America conosce Roberto Benigni ed ascolta Vasco Rossi!

Insomma Captain America – The Winter Soldier intrattiene, diverte ed a tratti sorprende. Se fosse stato un film singolo sarebbe stato sicuramente un blockbuster di prima categoria, ma la sua fruizione all’interno di una più grande catena di montaggio porta necessariamente a scomodi seppur prevedibili paragoni, e per ora il miglior film post-Avengers continua a rimanere Iron Man 3, che racchiude al suo interno i perni della filosofia della Casa delle Idee: action, divertimento e spettacolarità.

captain america

Sarà che Steven Rogers ha 95 anni, ma questo Captain America – The Winter Soldier si prende davvero troppo sul serio.
Possibile che l’unica volta in cui si ride con Cap è quando Loki ne fa una parodia? Clicca Qui.

 

Captain America – The Winter Soldier è un film diretto da Anthony e Joseph Russo, con Chris Evans, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Sebastian Stan, Toby Jones, Emily VanCamp, Anthony Mackie e Robert Redford. Prodotto dalla Marvel Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures, sarà nelle sale italiane a partire dal 26 Marzo 2014, mentre in quelle americane dal 4 Aprile 2014.

The following two tabs change content below.

Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

One thought on “Captain America: The Winter Soldier, la recensione

  1. Prima di esaltarci per niente: non è che magari la lista che il Cap compila per tenersi aggiornato è stata adattata in postproduzione di Paese in Paese e ciascuno ci ha inserito personalità importanti del proprio?

Rispondi