Storia di una ladra di libri, la recensione

“Le parole sono vita”

Germania 1938, la piccola Liesel Meminger viaggia su un affollato treno tra le lande ghiacciate della Russia, che sta abbandonando con il fratellino e la madre, la quale, non potendo più mantenerli è costretta a darli in affido a una nuova famiglia tedesca. A rendere ancor più doloroso questo addio, è l’improvvisa morte del fratello, sfinito dai patimenti lungo il viaggio. Liesel dunque, si ritrova sola, costretta ad abitare con la famiglia Hubermann e a frequentare la scuola dove è subito schernita per il suo analfabetismo.

A rendere lentamente le giornate migliori, sono la compagnia di Rudy, suo compagno di classe e vicino di casa, e la gentilezza del signor Hans Hubermann, che visto l’impegno di Liesel per apprendere la lingua tedesca, le dipinge l’alfabeto sui muri della cantina, permettendole di scrivere con un gessetto le nuove parole che imparava dai libri.  E’ infatti con la lettura che Liesel occupa ogni suo momento libero, e per procurarsi nuovi libri, arriva a rubarne uno dalla pira di scritti proibiti dai nazisti.

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Ad alimentare la sua passione poi, è la signora Illsa Hermann, alla quale Liesel consegna ogni settimana i panni lavati e stirati dalla madre Rose, che la accoglie nella sua ampia biblioteca, permettendole di leggere con lei.

Ma gli eventi storici scorrono rapidi, e presto gli ebrei della città vengono arrestati pubblicamente, senza che Liesel e Rudy ne capiscano le vere ragioni. A casa Hubermann però, la situazione è differente, e improvvisamente Liesel fa conoscenza con Max, un ragazzo ebreo, che da quel momento in poi verrà ospitato segretamente tra le mura dell’abitazione, che la incoraggia ad approfondire il suo spirito di osservazione.

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Basato su un romanzo dello scrittore australiano Markus Zusak, “Storia di una ladra di libri”, ripercorre gli eventi dall’ascesa del nazismo sino ai bombardamenti sulla Germania, il tutto visto attraverso gli occhi di Liesel, che riesce a trovare la bellezza anche nelle situazioni più orrende.

Un punto focale della storia è infatti come Hitler con i suoi ideali stia distruggendo la mente delle persone, costringendole a sostenere convinzioni prive di basi logiche, dettate solo dalla paura, annebbiando le menti con fiumi di parole. Ma è proprio appropriandosi delle parole, che Liesel scrive una storia completamente diversa.

Il narratore della storia però, è la Morte, poiché essendo la miglior amica della Guerra, chi meglio di lei poteva raccontare simili eventi? Di rado la Morte si interessa degli esseri umani, ma a volte accade che la curiosità la assalga, e che come in questo caso, venga catturata dalla storia di Liesel.

Il regista Bryan Percival infatti ha commentato “Credo che il punto sia questo, la morte è in ognuno di noi, non c’è scampo. Tuttavia il sentimento più forte dopo aver letto il romanzo, è che la morte non sia necessariamente qualcosa di cui dobbiamo aver paura. Questo non significa accoglierla con gioia, ma non vuol dire nemmeno che debba essere un’esperienza terrificante.”.

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Un film dunque, che riesce con maestria a far coesistere e a far risaltare entrambi gli aspetti ossimorici dell’esistenza, mostrandoci quanto sia in realtà naturale la loro convivenza.

Trovare dunque un’attrice che riuscisse a portare sul grande schermo la fervida passione e intraprendenza di Liesel,è stata un ‘impresa ardua, ma alla fine la scelta è ricaduta su Sophie Nélisse, vincitrice del Genie Award per la sua interpretazione in “Monsieur Lazhar”. Sophie è riuscita a far risaltare la vulnerabilità di Liesel e al tempo stesso la sua caparbietà nel difendersi dalle avversità alle quali deve far fronte.

Genuina e assolutamente realistica è certamente l’interpretazione di Geoffrey Rush nel ruolo del signor Hans, che pur di non iscriversi al partito nazional socialista è disposto a fare saltuariamente l’imbianchino, e a manifestare senza remore la sua umanità, anche a costo della sua vita, difendendo ciò in cui crede.

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Nel ruolo della burbera Rose Hubermann, troviamo invece Emily Watson, che con la sua eccellente interpretazione ci dipinge una donna, che alla prima impressione appare fredda e in certi casi addirittura dura nei confronti di Liesel, ma che in realtà, con il susseguirsi degli eventi, mostra quali siano i suoi reali sentimenti, e quanto sia in realtà fragile.

Particolare poi, è stata la scelta di arricchire i dialoghi con termini in tedesco e di conservare i discorsi di propaganda nazista in lingua originale, cercando di coinvolgere maggiormente lo spettatore nella vicenda.

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Un film dunque, che riesce a mostrarci anche gli aspetti di speranza e di ottimismo che, seppur timidi, proliferavano nelle menti dei giovani, nonostante le atrocità che la Seconda Guerra Mondiale avesse portato con sé.

Il film Storia di una ladra di libri è diritto da Brian Percival. Il cast è composto da Sophie Nélisse, Geoffrey Rush e Emily Watson; nelle sale il 27 Marzo 2014.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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