La Principessa Splendente, la recensione

“Ma io, come mai ero discesa su questa terra?”

Scritto il lingua giapponese tardoantica, il “Racconto di un tagliabambù” (Taketori monogatari) o “Racconto della principessa Kaguya (Kaguya-hime no monogatari), è un racconto popolare giapponese del X secolo, considerato il più antico esempio di opera narrativa.

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La storia, conosciuta in tutto il Giappone e all’estero, narra le vicende di un tagliabambù che vive tra i monti insieme alla moglie e che si procura sostentamento tagliando i bambù del vicino bosco, e utilizzandoli per creare cestelli e atri oggetti da barattare in cambio di beni di primaria necessità. Un giorno, durante il suo lavoro, vede un bambù illuminarsi e dopo averlo tagliato, appare davanti ai suoi occhi increduli, una piccola bambina in lussuose vesti.  Riconoscendolo come dono divino, porta la neonata a casa dove decide di crescerla con la moglie, come se fosse loro.

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La bambina, soprannominata gemma di bambù, vive un’infanzia spensierata tra i monti, ignara delle sue vere origini, diventando una bellissima donna e splendido partito per tutti i principi della zona, nonostante i genitori tentino di proteggerla. Ma il destino, implacabile, busserà alla porta del tagliabambù, ricordando ai genitori e alla ragazza, le sue vere origini.

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Il racconto, benchè estremamente famoso, ha avuto una sola trasposizione cinematografica nel 1987,  accontentandosi poi di citazioni o rimandi in altre opere, sino a quando la Toei Animation commissionò a Tomu Uchida il progetto di realizzare un film d’animazione tratto dal classico “Il racconto di un tagliabambù”, ma tale opera non vide mai la luce.  Però, grazie allo Studio Ghibli, con il lavoro di Isao Takahata e del planning Seiichiro Ujiie, dopo otto anni di lavoro, il film esce finalmente nelle sale giapponesi, ascendendo da subito nelle classifiche nazionali e internazionali.

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“La principessa Splendente” è un meraviglioso film di animazione, il cui stile di disegno ci ricorda i vecchi racconti per bambini illustrati, dove le figure, dai tratti semplici ma accurate, guidavano la nostra fantasia e ci permettevano di immedesimarci completamente nella storia, vivendo le emozioni dei protagonisti, e ammirando con i loro stessi occhi, gli eventi che accadevano durante la narrazione.

Ma la semplicità del disegno, non equivale a una banalità di trama, che invece, riesce a suscitare empatia anche con noi occidentali, digiuni nella conoscenza delle leggende giapponesi o poco convinti che film d’animazione di questa tipologia siano ancora capaci di scuotere gli animi di un pubblico eterogeneo, scardinando la retrograda convinzione che animazione coincide con infanzia e con tematiche elementari.

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Senza scendere in dettagli, mi permetto di dire che questo film, dal tratto essenziale e basato su una leggenda millenaria, si pone nei confronti del pubblico, in maniera molto progressista, rifiutando banali clichè comici, ma ponendo lo spettatore davanti a tematiche ed eventi, che la tanto puritana Disney non osa più nemmeno citare, per timore di sconvolgere le, a suo dire,  plasmabili e sempliciotte menti dei bambini.

Lo Studio Ghibli, ancora una volta, si dimostra superiore al mercato dell’animazione americano, rimanendo fedele ai suo principi, senza epurare o cancellare i contenuti cosiddetti scomodi o poco convenzionali.

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Ammirare, come i colori si fondano armoniosamente, durante una concitata corsa notturna,  o quando una terribile tempesta, ruggisce come un fiero dragone leggendario, suscitano emozioni che il digitale è ben lontano dal raggiungere e che credo mai raggiungerà.

A discapito di questo film, la pessima distribuzione, che alla messa in sala, relega solo tre giorni a inizio settimana, rifiutando volontariamente tutto il pubblico del weekend, condannando l’opera a una scarsa e mediocre diffusione.

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Le opere giapponesi stanno vivendo un periodo di grande prosperità e diffusione anche all’estero, riconosciute e acclamate come capolavori senza tempo, nonostante le case di distribuzioni italiane preferiscano rimanere cieche davanti all’evidenza dei fatti.

Concludendo, ritengo che la visione di questo film sia assolutamente consigliata per tutti, sfruttando appieno gli unici tre giorni possibili per ammirare, ancora una volta, la maestria di Isao Takahata e dello Studio Ghibli.

 

“La Principessa Splendente” è un film di Isao Takahata, prodotto dallo Studio Ghibli. Nelle sale italiane il 3-4-5 Novembre 2014.

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Ottavia Tonsi

Laureata in Comunicazione Interculturale con una fervida passione per tutto ciò che è made UK e made Japan. Neo recensore su The Voice Over.

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