Avengers: Age of Ultron | La recensione

Sembra solo ieri, ma in realtà sono passati tre anni dal primo The Avengers, una pellicola mai troppo celebrata che cambiò per sempre il volto dei cinecomic. Terzo migliore incasso di sempre nella storia del cinema con i suoi oltre 1,5 miliardi, The Avengers rappresenta una pietra miliare del genere fumettistico al cinema e non solo: la strategia di riunire in un unico film tutti i grandi personaggi iconici è nata con questo film ed ha profondamente influenzato non solo le produzioni Marvel, ma anche tutti i progetti con protagonisti i supereroi (che da quel momento in poi hanno iniziato a moltiplicarsi), partendo dal progetto sulla Justice League fino ad arrivare ai crossover di serie tv come Arrow e Flash.

 

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Il primo film di Joss Whedon dava inizio alla fase 2 del Marvel Cinematic Universe (MCU) così come questo Avengers: Age of Ultron ne apre la fase 3. Un nuovo punto di svolta quindi, un film più maturo che non dimentica il passato ma che guarda al futuro. Sulle spalle di Joss Whedon e più in generale della Marvel pesava già in partenza un’enorme responsabilità: creare un film che potesse reggere il confronto col suo predecessore e con tutti gli altri film che ne sono seguiti, introducendo nuovi personaggi in una storia credibile, senza dimenticare azione e ironia. Sembrava un’impresa impossibile, ma è di Joss Whedon che stiamo parlando. Avengers: Age of Ultron ripropone una formula già ben consolidata ma potenziata ed evoluta, arricchita da un’azione molto più dinamica, da una sceneggiatura più complessa, da temi più profondi e da un maggiore approfondimento emotivo dei personaggi, non solo di quelli già noti, ma anche di alcuni nuovi che man mano si fanno avanti nel corso del film. Whedon sembra aver imparato molto da chi è venuto dopo di lui ed ironicamente si è ispirato a lui: Age of Ultron non solo potenzia lo spirito del primo capitolo, ma attinge anche dai migliori aspetti di film come Iron Man, Captain America: The Winter Soldier e Guardiani della Galassia, confezionando un missaggio dalla straordinaria potenza visiva.

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Durante una missione nell’Europa dell’est, gli Avengers trovano alcuni piani segreti dell’HYDRA, compreso una laboratorio per la creazione di armature ed uno schema per realizzare un’avanzatissima intelligenza artificiale. Quando Tony Stark e Bruce Banner si mettono al lavoro per realizzarla sugli algoritmi di Jarvis e creare un progetto di pace, qualcosa va storto: nasce così Ultron, un’Intelligenza Artificiale che si dimostra più potente di quello che credevano e si ribella, diffondendosi attraverso internet in tutto il mondo, creandosi un corpo cibernetico ed alleandosi con i terribili gemelli potenziati Quicksilver e Scarlett Witch. Per gli eroi più forti della Terra è tempo di combattere un nuovo e potente nemico ma un alleato altrettanto potente sarà dalla loro parte.

Il prologo è esplosivo e si rifà direttamente alla serie tv Agents of S.H.I.E.L.D., a conferma della precisa rete narrativa che la Marvel sta tessendo. Ormai gli Avengers non hanno più bisogno di presentazioni, sono affiatati e ben coordinati e ad emergere non è la forza del singolo ma la potenza della squadra. Reduce dal grandissimo successo di quel mirabolante piano sequenza che segnava il clou del precedente film, Whedon ci riprova, creando una scena d’azione coreografata alla perfezione, in cui gli Avengers sembrano avere una mente unificata. Una sequenza mozzafiato che farà urlare di giubilo i fans in sala e che come già detto sarebbe stata il momento topico del precedente film, ma qui collocata all’inizio delinea fin da subito il tono ed il ritmo.

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E’ proprio in questa scena che facciamo la conoscenza di due delle new-entry del cast, i gemelli Pietro e Wanda Maximoff, alias Quicksilver e Scarlett Witch, due fratelli che in seguito a degli eventi traumatici si sottopongono a degli esperimenti genetici che potenziano le loro capacità. La loro importanza è cruciale ai fini della storia: il Quicksilver di Aaron Taylor-Johnson è meno allegro e spiritoso di quello presentato dal franchise degli X-Men, seppure comunque protagonista di alcuni momenti davvero spassosi (neanche Whedon ha saputo resistere alla tentazione di divertirsi durante le sequenze di corsa in slow motion, proprio come in X-Men: Giorni di un Futuro Passato). Sua sorella invece svolge un ruolo fondamentale nella svolta psicologica del film e l’interpretazione di Elizabeth Olsen ruba decisamente la scena alla veterana Scarlett Johansson: inquietante e misteriosa, con le sue illusioni mentali è responsabile del crollo delle certezze dei protagonisti, che vengono messi di fronte alle loro paure peggiori. Attraverso queste sequenze oniriche e spaventose (sono quasi horror) scopriamo dettagli importanti sui nostri supereroi tutti di un pezzo, dalla triste infanzia di Vedova Nera alle paure di Thor, dai desideri di Captain America ai segreti più oscuri di Iron Man: un approfondimento psicologico molto “dark” (ma non nell’accezione nolaniana del termine), che coinvolge soprattutto quei personaggi fino ad ora rimasti in secondo piano. Occhio di Falco ad esempio mostrerà dei lati inediti e si rivelerà quasi il motivatore del gruppo. E se Clint Barton è l’anima dei Vendicatori, Natasha Romanoff e Bruce Banner ne sono il cuore: due facce della stessa medaglia, due mostri riluttanti che con dolcezza si aiutano l’un l’altro nell’affrontare le loro paure. Ritroviamo un Tony Stark sempre più irresponsabile, che per salvare l’umanità rischia di metterla in pericolo, mentre per la prima volta abbiamo un Captain America con un ruolo meno incisivo (anche se le battute ad effetto continuano ad essere sempre le sue), lasciando spazio invece a Thor che introdurrà il ruolo delle Gemme dell’Infinito, operando quel collegamento tra Guardiani della Galassia e Thor: Ragnarok. Poco ma giusto spazio a Nick Fury e Maria Hill, mentre Andy Serkins senza la tutina grigia fa una splendida figura nel ruolo del villain Ulysses Klaw. Ci sono anche un paio di comparsate di War Machine, Falcon e qualcun altro che non sveliamo.

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In mezzo a tutti questi eroi emerge fortissima la potenza sia narrativa che visiva di Ultron, il progetto finito male di Bruce Banner e Tony Stark, creato con l’intento di proteggere la razza umana, quando invece l’unica conclusione a cui giunge è quella che per evitare l’estinzione ed evolversi in un livello superiore sia necessario che l’umanità stessa venga annientata. Rapporto Creatore-Creatura in stile Frankeinstein, del mostro che si ribella al padrone e non a caso il tema musicale “I’ve got no strings” tratto dal film Disney Pinocchio, canticchiato inquietantemente da Ultron. Eccellente James Spader per la caratterizzazione in motion capture: Ultron è un androide psicopatico, spaventato, filosofo e anche religioso, rabbioso, capriccioso ma altrettanto divertente ed ironico come il suo creatore. Ultron nasce dalla voglia di protezione di Tony Stark (una metafora profondamente attuale) un bisogno generato dalla paura e dalla mania di controllo a tratti anche un po’ filofascista del miliardario, che desidera una coesistenza pacifica ed una protezione da guerre ed invasioni future, tutte minacce che invece Steve Rogers è restio a voler evitare per paura di perdere così la sua identità di Vendicatore e soldato. E’ da questo momento che nasceranno le prime lotte intestine che daranno vita al prossimo ed attesissimo Captain America: Civil War. Se Ultron incarna l’odio e la rabbia, la sua controparte, Visione, rappresenta la calma e l’equilibrio e Paul Bettany, già voce di Jarvis è perfettamente calato nel ruolo. Occhio come sempre al cameo di Stan Lee.

 

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Le trame ed i risvolti narrativi sono numerosi e nel portarli avanti non mancano dei difetti: alcuni monologhi e dialoghi risultano un tantino noiosi e retorici, spezzando un pò il ritmo del film. La vicenda è molto complessa ed in alcuni punti lo sviluppo di ogni arco narrativo è di difficile comprensione e tirato troppo per le lunghe. Ma trovare un compromesso tra storia e spettacolarizzazione nel minutaggio finale non era certo impresa facile. Avengers: Age of Ultron vanta un’azione sbalorditiva (nonostante l’inutile e fastidioso 3D): i piani sequenza sono numerosi e da brivido e mixano perfettamente individualità e coralità in un solo movimento di macchina. La regia è ambiziosa anche nei combattimenti ben coreografati, molto in stile Captain America: The Winter Soldier dei fratelli Russo. Scontri come quello tra Hulh e l’Hulkbuster e le devastazioni ambientate nelle sequenze girate in Val D’Aosta sono tra le scene più riuscite e la sensazione è quella di trovarsi dentro un fumetto. Senza dimenticare l’immancabile ironia marchio di fabbrica dei Marvel Studios: c’è ancora più voglia di prendersi poco sul serio dopo Guardiani della Galassia di James Gunn, perciò abbondano gag e battute a raffica anche nelle situazioni più drammatiche, alcune davvero geniali e spassose, altre un pò esagerate. Come da tradizione bellissimi i titoli di coda in stile greco-romano, alla fine dei quali una sola scena che purtroppo per i fans non dice nulla di nuovo se non mostrare un collegamento abbastanza prevedibile.

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Avengers: Age of Ultron si compiace ad ogni fotogramma, celebrando i suoi eroi ed il sistema che li ha creati, sia a livello diegetico che extradiegetico. Un’autoreferenzialità che però Whedon&Co. possono modestamente permettersi. Al suo ultimo film per i Marvel Studios Joss Whedon si congeda con un’ottima pellicola, non catartica come la precedente, ma ugualmente potente. Ci mancherà tantissimo questo simpatico autore di serie tv che è riuscito a rivoluzionare completamente il genere dei supereroi. La sua visione ha messo le basi del MCU e nonostante le critiche sulla preponderanza dei cinecomic, è innegabile che questi film rappresentino la possibilità che anche il cinema d’intrattenimento mainstream può essere autoriale. Joss Whedon è riuscito a far evolvere un franchise che già col primo episodio aveva stregato milioni di spettatori senza mai rinunciare alla sua particolare impronta registica, ma anzi rendendola di fatto la caratteristica principale del film.

Grazie Joss, ci mancherai.

 

Avengers: Age of Ultron è un film scritto e diretto da Joss Whedon, prodotto dalla Marvel Studios e distribuita dalla Walt Disney Pictures. Con Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Jeremy Renner, Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Cobie Smulders, Samuel L. Jackson, James Spader, Thomas Kretschmann, Andy Serkins, Paul Bettany, Don Cheadle, Idris Elba e Josh Brolin. Nelle sale italiane il 22 Aprile 2015, in quelle americane il 1 Maggio 2015.

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Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

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