Zoolander N°2 | La recensione

Strano caso quello di Zoolander.
Uscito nel lontano 2001 a ridosso dei terribili attentati di New York, il film fu un quasi totale flop al botteghino. Nel corso degli anni però la pellicola con protagonisti Ben Stiller ed Owen Wilson nei panni dei due modelli belli belli in modo assurdo è diventata un vero è proprio cult. Demenziale, parodistico e volutamente sconclusionato, Zoolander era basato su una storia semplice ma arricchita di situazioni grottesche ed interpretazioni macchiettistiche rese ormai celebri ed iconiche, così come le continue citazioni alla cultura pop ed una grande quantità di special guests. Ormai quando pensiamo a Ben Stiller automaticamente ci vengono in mente le buffe espressioni di Zoolander, come la celebre Magnum o la Blue Steel (che per chi non lo sapesse sono perfettamente identiche), faccette che sono entrate ormai nel lessico comune. In realtà però ci sono voluti anni per trasformare la folle e demenziale corsa all’interno dell’inesplorato mondo della moda maschile nel film più iconico di Ben Stiller, un cult irrinunciabile per tutti. Quando si parla di cult è sempre complicato non lasciarsi prendere dall’esagerazione della definizione, per questo l’operazione di riproporre un fenomeno come quello di Zoolander appare molto più rischiosa. Ma dopo quindici anni Ben Stiller confeziona un sequel da tutti auspicato e del tutto sopra le righe.  

Zoolander 2

Li avevamo lasciati belli belli in modo assurdo, modelli felici e realizzati. Ma sono passati quindici anni e dopo una carrellata cronologica scopriamo che Il Centro Zoolander per Bambini Che Non Sanno Leggere Bene e Che Vogliono Imparare a Fare Anche Tante Altre Cose è collassato su se stesso poiché costruito con gli stessi materiali di cui era fatto il modellino. Nell’incidente ha perso la vita Matilda, la moglie di Derek (Ben Stiller), mentre Hansel (Owen Wilson) è rimasto “sfigurato” per sempre. Di lì a poco a Derek viene sottratta la custodia del figlio e ciò lo porterà a ritirarsi a vita solitaria nell’estremo Nord del New Jersey, mentre Hansel ormai vive con la sua orgia/famiglia sulle dune inesplorate di Malibù. Entrambi un giorno vengono raggiunti da un misterioso individuo (Billy Zane) che insieme a Netflix porta loro qualcosa di molto allettante: un invito a tornare sulle passerelle per un grande evento internazionale a Roma. I due accettano di tornare, ma entrambi sono lontani dal mondo della moda da troppo tempo e perseguitati dai propri errori sembrano essere sull’orlo del fallimento. Intanto però si stanno consumando svariati assassini aventi per vittime le popstar più famose del mondo, i quali prima di esalare l’ultimo respiro si fotografano con la celebre espressione di Zoolander. Il reparto investigativo sulla moda dell’Interpol con a capo la formosa Valentina Valencia (Penelope Cruz) decide allora di chiedere aiuto alle due ex stelle. Nel frattempo lo stilista Mugatu (Will Ferrell) cerca vendetta e per farlo si affiderà addirittura ad un’antica leggenda. Riuscirà Derek a riconquistare la fiducia del figlio e quella in se stesso? 

Zoolander 2

Un film che è un mix di generi che nell’assurdo calderone si amalgamano alla perfezione: c’è la commedia, la spy story, il dramma familiare, Dan Brown e i Pirati dei Caraibi, il tutto teso all’esagerazione. La demenzialità di fondo è perfettamente equilibrata e il film non è una semplice carrellata di sketch slegati tra loro, ma anzi la parodia è curata nei minimi dettagli, dai botta e risposta che stravolgono la logica alle situazioni impossibili in cui si trovano imbrigliati i protagonisti. La sceneggiatura è scritta ad otto mani da Stiller, Justin Theroux, Nicholas Stoller e John Hamburg, mentre la regia porta la firma precisa del comico dopo Walter Mitty: cura nei dettagli, precisione delle inquadrature e fotografia studiata. Tutto è al posto giusto e Stiller riesce a prendere amabilmente in giro senza mai offendere, e se lo fa riesce comunque ad essere amato dal mondo che prende di mira. Una presa in giro partecipata per così dire, dal momento che il mondo della moda, di solito restio all’autoironia, in questo caso si presta più che volentieri. Ed ecco che abbiamo le partecipazioni straordinarie di tutta una serie di personaggi dell’alta moda, da Valentino a Marc Jacobs, da Tommy Hilfiger ai fratelli Wang fino ad Anna Wintour: tanto si deve a questi volti che si sono prestati senza particolari riserva alla presa in giro più irriverente. 

Zoolander 2

Oltre a questi nomi fanno la comparsa (la parola è azzeccatissima visto che le apparizioni sono appena fugaci) tantissimi altri personaggi dello showbiz, così come era già avvenuto nel primo film, ma stavolta in maniera ancora più spettacolare: una sfilata di ventinove star, da Justin Bieber a Katy Perry, passando per Demi Lovato, Lenny Kravitz, Ariana Grande, Macaulay Culkin, Mika, Skrillex, John Malkovich, Susan Boyle, Keyne West e Kim Kardashian, Susan Saradon ed un grandissimo Kiefer Sutherland. Menzione a parte per il cameo di Sting, centrale ai fini della storia e quello di Benedict Cumberbatch che è Tutto, il modello transgender che ha scatenato non poche polemiche (come era ovvio). La scelta di ambientare la vicenda a Roma è ottima e finalmente si vede una Roma reale, più vera anche se sempre dal punto di vista tipico americano, ma concreta, che fa da perfetto sfondo per la cospirazione della fashion setta. Oltre ai due protagonisti come non citare la pazzia di Will Ferrell, ancora più travestito ed esaltato che mai nel ruolo dello stilista Mugatu, nonchè la divertentissima performance di un’insospettabile Penelope Cruz.

Zoolander 2

Interpretazioni e situazioni ironiche ma che in alcuni casi non tralasciano di essere più serie di quello che si potrebbe pensare, come nel caso di tutta la gag riguardante Hansel e la sua “atipica” situazione familiare: un nucleo disfunzionale che pone l’attenzione addirittura sui diritti delle unioni civili, anche se in modo assolutamente esilarante e rendendo romantico un qualcosa che è tutto l’opposto. Una pensata geniale. Così come geniale è stato il tour promozionale del film, che ha visto gli stessi Stiller e Wilson sfilare sulle passerelle parigine, in vetrina a Roma per Valentino, camminare su Abbey Road come i Beatles, palleggiare al Bernabeu o entrando nel Guinnes dei Primati con l’autoscatto fatto dal selfie-stick più lungo del mondo. Alla fine quindi l’operazione di tirata a lucido di questo capolavoro del genere può dirsi riuscita in pieno, sia perchè fedele allo spirito originale senza essere ripetitiva ed allo stesso tempo coraggiosa nella creazione di situazioni sempre più nonsense ed assurde. Con Zoolander N°2 si ride davvero di gusto e lo sguardo di Stiller, che sia Blue Steel o Magnum colpisce sempre in pieno con tutta la sua forza.

Zoolander N°2 è un film scritto da Ben Stiller e Justin Theroux e diretto da Ben Stiller, prodotto dalla Red Hour Films e distribuito dall’Universal Pictures. Con Ben Stiller, Owen Wilson, Penelope Cruz, Will Ferrell e Kristen Wiig. Nelle sale italiane l’11 febbraio 2016.

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Serafina Pallante

Laureata al DAMS di Roma. Appassionata di cinema in tutte le sue forme ed espressioni, studia per diventare critico cinematografico. Su TheVoiceOver si occupa della sezione Recensioni.

One thought on “Zoolander N°2 | La recensione

  1. Questo film è ignobile se paragonato al primo. Trama inconcludente. Assenza o peggio riciclo di gag già viste. Una delusione. Pessimo

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